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sabato 21 marzo 2009

Cristiani: discepoli di Gesù con san Paolo - Catechesi parrocchiale per gli adulti sulla Lettera ai Galati - Anno paolino 2008-2009

INTRODUZIONE ALLA LETTERA DI PAOLO
APOSTOLO DI GESU' CRISTO
ALLE CHIESE DELLA GALAZIA
I Galati
Erano tribù di Celti che abitavano tra il Danubio e l’Adriatico. Una parte di esse, al comando di Brenno, nel 279 a.C. invase la Macedonia e si spinse verso la Grecia. Due tribù di essi riuscirono a passare l’Ellesponto, giunsero in Asia minore e si stanziarono nella regione centrale dell’attuale Turchia sugli altipiani situati intorno ad Ancira (Ankara). I Galati conservarono a lungo la loro lingua celtica e le loro usanze nazionali. Anche al tempo di san Girolamo nella regione si parlava il celtico (Prol. II in ep. ad Gal 3).

Paolo e i Galati
Gli Atti degli Apostoli riferiscono che Paolo è passato attraverso la “regione galata” due volte, tra il 50 e il 52 (in 16,6 e 18, 23). In Galati 4,13, Paolo scrive di aver annunciato il Vangelo ai Galati in seguito a una malattia che, durante il “secondo viaggio missionario” lo ha fermato da loro per qualche tempo. Questa lettera fu scritta probabilmente verso la fine dell’anno (54) 57 in Macedonia (Efeso?), durante il suo “terzo viaggio missionario”.
Diversamente dal testo della lettera, che probabilmente venne dettata da Paolo a uno scriba, l’epilogo, che ne ribadisce i contenuti principali, sembra sia stato scritto da Paolo di suo pugno (6, 11).

Il Vangelo annunciato ai Galati
Paolo trovò molti disposti a credere in Gesù annunciato come il Salvatore, promesso al popolo di Israele (4,4), per tutti gli uomini, senza distinzioni. Probabilmente, dopo la partenza di Paolo, “alcuni intrusi”, predicatori ebrei confondevano i Galati affermando la necessità di aderire prima all’ebraismo.
In tutta la lettera l’apostolo polemizza con questi "alcuni" per indicare sia il loro numero esiguo, sia la disistima che Paolo nutre per loro: non meritano neppure di essere chiamati per nome. Tuttavia lo scritto non è indirizzato a loro, ma alle comunità cristiane della Galazia dal lui fondate, anche se ma non sono identificabili con assoluta precisione.
Le idee che “alcuni” diffondevano, le desumiamo dalle stesse argomentazioni dell’apostolo: probabilmente costoro replicavano all’annuncio evangelico dell’apostolo sull’essenza del Vangelo, attaccando anche la persona di Paolo (non sarebbe un vero apostolo perché non dei gruppo dei Dodici) e influenzando così notevolmente e pericolosamente i cristiani della Galazia. Il rischio era anche quello di ridurre il cristianesimo a una filiazione dell’ebraismo.
Si tratta forse di ebrei convertiti, che predicavano una stretta osservanza delle leggi di Mosè e dei rituali ebraici, diminuendo o addirittura vanificando l’importanza della fede in Cristo come principio fondamentale della salvezza.
Per contrastare queste dottrine, Paolo si presenta anzitutto come “apostolo di Gesù Cristo” (cc. 1-2); afferma con forza che tutti possono salvarsi solo se credono in Gesù, il Cristo (cc.3-4); che l’uomo, perché amato in modo gratuito da Dio, ha lo Spirito di Cristo risorto e quindi può agire in modo nuovo, da figlio di Dio (cc.4-5).
Non sono quindi le opere (azioni – comportamenti rituali) che vengono dall’osservanza della Legge mosaica (capp. 3-5) a salvare.
La lettera ai Galati è stata fonte continua di ispirazione per i teologi cristiani, soprattutto per l’esposizione paolina della dottrina della fede. Viene spesso definita la “Magna Charta” della libertà cristiana, poiché in essa Paolo sviluppò la sua dottrina dell’indipendenza del cristianesimo dall’ebraismo e dell’efficacia della salvezza ottenuta attraverso Cristo. La lettera ha anche valore storico per le informazioni autobiografiche contenute nei primi due capitoli.

Una proposta di piano (Daniel Attinger)

Anziché dividere la lettera in tre sezioni, come si fa spesso (praticamente 1-2: parte storica e apologetica; 3-4: argomentazione dottrinale; e 5-6: parenesi), proporrei una suddivisione un po’ più elaborata che si presenta così:

Introduzione: Indirizzo e saluto, e prima apostrofe
(1,1-10)
IL GRANDE TEMA:
Paolo ha ricevuto l’Evangelo per rivelazione
(1,11-12).
Esso dà luogo a 4 sviluppi:
I - Sviluppo autobiografico:
La rivelazione – l’incontro a Gerusalemme
l’incidente di Antiochia
(1,13-2,21)

Questo sviluppo è seguito da tre altri che si fermano
sul contenuto dell’Evangelo; ciascuno di essi è
introdotto da un’apostrofe assai virulente contro
i Galati
(3,1-5; 4,8-11 e 5,13-15; cf. 1,6-10)

II - L’Evangelo e la Legge:
Nel regime della fede la benedizione di Abramo
raggiunge le genti
la Legge non abolisce la promessa – ruolo della Legge
e fine della Legge
(3,1-4,7).
III - Figli della promessa secondo Isacco:
Istinti materni di Paolo – Agar e Sara e i loro figli –
No alla circoncisione!
(4,8-5,12).
IV - La vita nuova o il regime della Libertà:
Incompatibilità tra “carne” e Spirito – La condotta
degli “spirituali”
(5,13-6,10).
Postscriptum (6,11-18).

Cristiani: discepoli di Gesù con san Paolo - Catechesi parrocchiale per gli adulti sulla Lettera ai Galati - Anno paolino 2008-2009

NUOVO CALENDARIO CATECHESI

20 marzo 2009: don Carmine Miccoli
Il Vangelo della Libertà.

22 aprile 2009: Carlo Paciocco
Il Vangelo dello Spirito – La gratuità.

21 maggio 2009: don Leo Rosa
Il Vangelo della Vita nuova.

18 giugno 2009:
Il Vangelo della comunione in comunità.

Cristiani: discepoli di Gesù con san Paolo - Catechesi parrocchiale per gli adulti sulla Lettera ai Galati - Anno paolino 2008-2009

Il Vangelo di Paolo: Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto.

febbraio 2009: p. Roberto Geroldi

Riprendiamo la Lettera ai Galati

1,1-3 Paolo è un apostolo, “mandato” da Gesù Cristo e da Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti.
1,4 Gesù Cristo è colui che ha sacrificato se stesso per liberarci dai nostri peccati e per strapparci da questo mondo malvagio.
1,11-12 Paolo annuncia un messaggio di salvezza (= il Vangelo) che non segue un modello umano “Nessun uomo me l'ha trasmesso o insegnato! È Gesù Cristo che me l'ha rivelato”.

Il Vangelo

La parola greca eu – anghélion significa buona/bella/lieta – notizia/messaggio.
La troviamo già utilizzata dal profeta Isaia (40,9; 52,7: 61.1): “l’annunzio di buone notizie” a Gerusalemme e a tutto il popolo di Israele esiliato in Babilonia: il Signore viene, avanza, come un pastore (40,10-11)].
Solo dopo il I secolo viene utilizzata per indicare i racconti che ci parlano di Gesù e della sua vicenda terrena (Matteo – Marco – Luca – Giovanni), ma sono gli apostoli che già lo proclamano in Gerusalemme e a tutto il popolo. Il V. degli apostoli è contenuto nella loro predicazione i primi giorni dopo la passione-morte di Gesù: ”Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2.36; 3.13-15; 4.10-11).
L’annuncio della risurrezione di Gesù costituisce la nuova e bella notizia che porta gioia a tutti perché Dio ha compiuto in Gesù tutte le promesse dei profeti: è l’Inviato di Dio!
Ben presto i cristiani capiscono che tutta la vicenda di Gesù, tutto quello che lui ha compiuto e detto sono il Vangelo di Dio. Non solo, Gesù stesso è il Vangelo di Dio che Egli proclama (Marco 1.14s; Matteo 4.23; 9.35; Ebrei 4.2)
Per Paolo il V. è rivolto a tutti (Galati 2.7s; Romani 16.25) e lui si sente scelto (Galati 1.12,15) e mandato proprio per questo (Efesini 3.7) e ciò costituisce “un obbligo” (1Corinzi 9.16) tanto da predicarlo in ogni maniera (9.19s), soprattutto ai pagani (Galati 1,16; Romani 1,1).
Il V. di Paolo (Romani 16,25; 2Corinzi 4,3) si concentra soprattutto nell’annuncio della morte e risurrezione di Gesù (1Corinzi 15.1-11; Romani 1,1; 5,6-11); da questa predicazione dipende la fede di chi lo ascolta perché comunica la salvezza (Galati 2.16-17; 3.1-2): l’amore gratuito di Dio donato da Dio per mezzo di Cristo (1.6) a tutti, dovunque l’uomo si trovi.
Di fronte al V. l’uomo è chiamato ad una risposta da cui dipende il suo destino.

Il Vangelo annunziato da Paolo

“E’ Gesù Cristo che mi ha rivelato il Vangelo della salvezza che io annunzio!”
Quest’affermazione (Gal 1,12) racchiude l’originalità apostolica di Paolo: non è stato testimone oculare della vicenda di Gesù (primo requisito apostolico Atti 1,21-22) ma lo ha incontrato e conosciuto “direttamente”, per un suo intervento nella propria esistenza (Atti 9,1-19a; 22,3-21; 26,2-23).
Per Paolo, quindi, consegna del V. da predicare, da trasmettere e incontro con Cristo sono la stessa esperienza. Il V. che Paolo ha “ricevuto” e che “trasmette” è la sua stessa esperienza “pasquale” di Cristo.

Leggiamo insieme 1Corinzi 15, 1-11 e vediamo le analogie con Galati.
v.1. Il Vangelo è annunziato da Paolo e ricevuto dai Corinzi
v. 3a. Paolo trasmette ciò che ha lui stesso ricevuto

“Nessun uomo me l'ha trasmesso o insegnato! È Gesù Cristo che me l'ha rivelato”.
(Galati 1.12)
v.3b-5 Paolo ripete lo schema tradizionale del kerygma (l’annuncio pasquale che ritroviamo anche in Atti): - Cristo morì per i nostri peccati
secondo le Scritture (Atti 2,2s)
- fu sepolto
- ed è risorto il terzo giorno
secondo le Scritture (Matteo 28,10+; Luca 24,34s)
- e apparve a Cefa e quindi ai Dodici
“Cristo e la sua morte in croce vi sono stati annunziati
con la massima chiarezza!” (Galati 3,1 = al vivo – CEI)

L’esperienza pasquale di Paolo

“Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1Corinzi 15,8)
Interessante è che Paolo racchiuda nel kerygma anche le apparizioni come momento diretto di un’esperienza del Signore da parte dei discepoli che invera tutta la loro precedente conoscenza di Gesù.
Per annunciare/predicare/trasmettere/insegnare il V. non basta aver conosciuto Gesù nella sua vicenda terrena è fondamentale sperimentarlo risorto.
Paolo accenna a due modalità: le apparizioni ai singoli e al gruppo dei discepoli in Gerusalemme di cui ci danno attestazione anche i vangeli e la sua personale che avviene fuori della città, per via, con gli stessi connotati delle guarigioni operate dagli apostoli dopo la pasqua (Atti 3,1ss.).
Sarà la lettura lucana in Atti, comunque è un percorso battesimale-pasquale altamente simbolico:
- la caduta

- una luce dall’alto
- una voce
- la cecità
- tre giorni di buio
- l’intervento della comunità
- la “nuova” vista
- la testimonianza

“…come ad un aborto”
Immagine cruda ma molto efficace! Abortito da chi?... dalla Legge mosaica e quindi nato, in realtà “come morto”; nato fuori tempo, ma tenuto in vita dalla gratuita misericordia di Dio; da persecutore ad apostolo…
Il linguaggio rende perfettamente l’esperienza “traumatica”, nella sua carne, della morte-sepoltura e risurrezione del Signore che qui P. formalizza nel suo V. ma che costituirà la base di tutta la sua teologia pasquale e battesimale (Romani 6.3-11). Paolo annuncia e insegna ciò che ha capito per sua esperienza diretta, nella sua stessa persona.

1. 15-16 “Dio decise (=si compiacque) di rivelarmi suo Figlio
perché lo facessi conoscere ai pagani”.

La vita nuova di Paolo è Cristo stesso

2. 18-21 19 “In realtà per me non c'è vita nella pratica della Legge.
Essa non mi riguarda più: ora vivo per Dio.
Sono stato crocifisso con Cristo.
20 Non son più io che vivo: è Cristo che vive in me.
La vita che ora vivo in questo mondo la vivo per la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e volle morire per me.
21 Io non rendo inutile la grazia di Dio.
Ma se fosse vero che siamo salvati perché osserviamo le norme
della Legge, allora Cristo sarebbe morto per niente.

Anche qui ritorna su un’esperienza personale e sull’intervento gratuito (=grazia) da parte di Dio che lo aveva amato-chiamato.
Appaiono qui i termini ricorrenti del vocabolario paolino: fede e grazia che troviamo tematizzati a lungo e in profondità nella lettera ai Romani.

2.16.1.1 “Noi sappiamo che Dio salva l'uomo non perché questi osserva le pratiche della Legge di Mosè ma perché crede in Gesù Cristo. E noi abbiamo creduto in Gesù Cristo, per essere salvati da Dio per mezzo della fede in Cristo, e non per mezzo delle opere comandate dalla Legge. Nessuno infatti sarà salvato perché osserva la Legge”.

Sappiamo bene che il motivo ricorrente della lettera ai Galati è il rapporto tra Legge mosaica e Fede in Cristo… non entriamo in questa argomentazione; ci interessa invece sottolineare il rapporto tra gratuità e fiducia.
Prima che tematizzarlo ed esporlo, Paolo lo ha vissuto!

3. 2-5 “Una cosa vorrei sapere da voi: Dio vi ha forse dato il suo Spirito
perché avete ubbidito alla Legge, o non piuttosto perché avete ascoltato la parola della fede? 3 Siete proprio così sciocchi? Avete incominciato a vivere
con lo Spirito di Dio e ora volete andare avanti con sforzi umani?
4 Avete dunque fatto invano tante esperienze? È impossibile!
5 Dio vi dà lo Spirito e opera miracoli in mezzo a voi, perché avete ubbidito alla Legge o perché avete ascoltato il messaggio della fede?”

Nella sua argomentazione Paolo racchiude nella Legge l’impossibilità di salvarsi, anche compiendo le sue prescrizioni e quindi è una maledizione.
3. 13b Solo la Fede in Cristo può salvare l’uomo e liberarlo dalla Legge con tutte le sue conseguenze, perché “Cristo ha preso su di sé la maledizione della Legge (=si è fatto lui stesso maledizione) [con la croce].

3.26-29 26 Voi tutti siete figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo, perché credete in lui.
27 Con il battesimo infatti siete stati uniti a Cristo, e siete stati rivestiti di lui come di un abito nuovo.
28 Non ha più alcuna importanza l'essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo siete diventati un sol uomo.
29 E se appartenete a Cristo, siete discendenti di Abramo: ricevete l'eredità che Dio ha promesso.

L’esperienza di apostolo che annunzia il Vangelo: un dare la vita!

4.13-14 13 Vi ricordate la prima volta, quando vi annunziai la parola di Cristo (=il Vangelo)? Ero malato. 14 La mia malattia fu per voi una vera prova.
Ma non mi avete disprezzato né cacciato via. Anzi!
Mi accoglieste come un angelo di Dio, come Gesù Cristo stesso!
19 Figli miei, per voi io soffro di nuovo i dolori del parto, finché non sarà chiaro che Cristo è in mezzo a voi (=che Cristo sia formato in voi).
20 In questo momento vorrei essere tra voi e potervi parlare con un tono di voce diverso. Non so più che fare per voi!

Per un approfondimento personale e di gruppo

Suggerirei di rileggere questi appunti con calma, soprattutto di leggere sulla Bibbia i passi di san Paolo qui riportati.
Annotiamoci qualche parola che ci colpisce, quale riflessione nostra o domanda. Facciamo questo con calma, non una sola volta. Quando siamo stanchi sospendiamo e riprenderemo in seguito.
Possono essere utili alcune tracce:
- Il Vangelo è un messaggio di salvezza e di gioia per me! Lo ascolto, lo leggo, lo vivo così? Quando mi è capitato di fare quest’esperienza?
- Il mio incontro con Cristo. Ho chiaro in me quando è avvenuto?
Cosa ha lasciato nella mia esistenza? E oggi…?
- “Cristo mi ha amato e a dato se stesso per me”. E’ la mia esperienza quotidiana, oppure la croce e risurrezione di Gesù mi vengono in mente solo in quaresima o a pasqua?
- “Vi annunziai la parola di Cristo”. Sento l’esigenza di annunziare il Vangelo?
Come lo faccio o potrei farlo?

sabato 14 marzo 2009

SULLA VIA DI DAMASCO - L’INIZIO DI UNA VITA NUOVA


Mostra dedicata alla figura
e all’opera dell’apostolo Paolo
Lanciano - Palazzo degli Studi
Sabato 21 - Venerdì 27 Marzo

Inaugurazione: Sabato 21
alle ore 17.30
Ingresso libero
orario: 9.00-13.00 e 15.30-19.00




In occasione dell’Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI per celebrare i duemila anni dalla nascita di san Paolo, il Servizio nazionale per il progetto culturale della Chiesa Italiana e Itaca, società editrice e di promozione culturale, hanno promosso una mostra didattica itinerante dal titolo Sulla via di Damasco. L’inizio di una vita nuova.
La mostra è suddivisa in due sezioni.
La prima illustra i luoghi della vita di san Paolo, da Gerusalemme, dove partecipa alla lapidazione di santo Stefano, a Roma, dove subirà il martirio. Attraverso un ricco e originale repertorio fotografico tratto dall’archivio fotografico dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, si documentano tempi e luoghi della sua vita.
La seconda sezione si incentra sull’esperienza umana di Paolo, sulla sua nuova identità e coscienza, frutto dell’incontro con Cristo. Attraverso i testi tratti dalle lettere paoline e la rappresentazione che di lui hanno dato grandi artisti quali Annibale Carracci, Raffaello, El Greco, Velasquez, Rembrandt, Domenichino, Guido Reni, Batoni, o gli anonimi mosaicisti che gli hanno dedicato un ciclo nel Duomo di Monreale, il visitatore è portato dentro la sua straordinaria vicenda umana e la profondità del suo insegnamento.
Emerge così la statura di una delle personalità che più hanno segnato e dato forma alla civiltà occidentale.
In lui il dramma dell’esistenza ha trovato una singolare consapevolezza, espressa nelle sue Lettere, e un appassionato testimone, fino al martirio, della verità incontrata, in nome della quale era cordialmente aperto all’incontro e al dialogo con tutti, dall’umile carceriere di Filippi fino al potente primo ministro della corte imperiale e capo dello stoicismo romano, Seneca.
L’epilogo della mostra sottolinea il singolare rapporto tra Pietro e Paolo che appaiono come gli iniziatori di una nuova città, nella quale si concretizza «un modo nuovo e autentico di essere fratelli, reso possibile dal Vangelo di Cristo» (Benedetto XVI).

sabato 21 giugno 2008

Anno Paolino: 28 giugno 2008 - 29 giugno 2009


"Non sono più io che vivo… ma Cristo vive in me”
Galati 2,20

28 giugno 2008 - 29 giugno 2009
Un anno con l’apostolo Paolo

Benedetto XVI il 28 giugno 2007 ha annunciato, nella basilica di San Paolo fuori le mura, un anno dedicato all’apostolo dei popoli: «Sono lieto di annunciare ufficialmente che all’apostolo Paolo dedicheremo uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009».
Con Roma saranno coinvolte tutte le Diocesi del mondo. Sarà un tempo speciale di lettura, di meditazione delle lettere dell’Apostolo e di preghiera anche ecumenica: «Paolo, impegnato a portare il Vangelo a tutti popoli, si prodigò per l’unità e la concordia di tutti i cristiani».
Il nostro vescovo Carlo ci ha scritto una lettera pastorale Un anno con s. Paolo
che è già stata distribuita: vi invito a leggerla in questi mesi estivi, in vista di alcuni incontri di catechesi che inizieremo a ottobre, per conoscere la figura dell’apostolo Paolo e le sue lettere, in particolare quelle che leggeremo durante la liturgia di questo anno 2008-2009.
* * *
PREGHIERA CON L’APOSTOLO PAOLO

Glorioso san Paolo,
apostolo animato da zelo,
martire per amore di Cristo,
ottienici una fede profonda,
una speranza incrollabile,
un amore ardente per il Signore,
affinché possiamo dire con te:
''Non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me''.
Aiutaci a diventare apostoli
che servono la Chiesa con ardore,
testimoni della bellezza della verità
in mezzo alle oscurità del nostro tempo.
Con te lodiamo Dio nostro Padre:
in Cristo e nella Chiesa
per lo Spirito e per sempre. Amen.

http://www.annopaolino.org/