venerdì 26 novembre 2010

La PAROLA, PANE per il cammino di ogni giorno

LA PAROLA: PANE DI OGNI GIORNO
Proponiamo le letture del lezionario feriale

LUNEDÌ: Isaia 4,2-6 Matteo 8,5-11

MARTEDÌ: Isaia 11,1-8 Luca 10,21-24

MERCOLEDÌ: Isaia 25,6-10a Matteo 15,29-37

GIOVEDÌ: Isaia 26,1-6 Matteo 7,21.24-27

VENERDÌ: Isaia 29,17-24 Matteo 9,27-31

SABATO: Isaia 30,19...26 Matteo 9,35– 10,1.6-8

L’annuncio domenicale prosegue e richiama l’attesa per il compimento di ciò che il Messia opererà nell’umanità: guarigioni, segni prodigiosi, la compassione di Dio per i poveri. Gesù ha operato questo tra noi.

Oggi tocca a noi vivere la novità del Vangelo: vigilare, operosi nella carità! Così collaboriamo anche noi all’unità di tutti gli uomini in Dio, camminando con loro verso la luce, fuori dal buio dell’egoismo, e la sperimentiamo nella Parola e nell’Eucaristia.

Agenda settimanale: 29 novembre - 6 dicembre

AGENDA SETTIMANALE 29 NOVEMBRE - 5 DICEMBRE 2010
* * *
Lunedì 29, ore 21.00: Messa in Paglieroni
XXVII Anniversario della morte
di don ANTONIO CHIAROMONTE

Martedì 30, ore 18.30: Messa in S. Giorgio

Mercoledì 1, ore 21.00: Catechesi degli adulti

Giovedì 2, ore 18.30: Messa in chiesa p.le
ore 21.00. Preghiera in casa Bianco

Venerdì 3 - I del mese
ore 18.30: Messa e adorazione

ore 19.30: Preparazione al Matrimonio/2

Sabato 4
II DOMENICA DI AVVENTO/A
ore 18.30: Messa in chiesa p.le

DOMENICA 5
ore 9.00: Messa in S. Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le

Lunedì 6
ore 19.30: Preparazione al Matrimonio/2

AVVENTO 2010 dell'anno liturgico A

AVVENTO: tempo di attesa vigilante nella preghiera
e operosa nella carità



“L’Avvento si presenta come una scuola di spiritualità valida per tutta la storia
tra la Pentecoste e il ritorno glorioso del Signore Gesù risorto”.



La I domenica annuncia la venuta finale di Cristo Signore e chiede l’atteggiamento di un attesa vigilante, orante e operosa.

La II domenica annuncia il compimento delle promesse tramite Giovanni il battezzatore e chiede l’atteggiamento di prepararci(conversione) alla venuta tra noi dell’Inviato di Dio.

La III domenica annuncia la gioia di una venuta ormai prossima e chiede il coraggio di darvi la priorità su tutto.

La IV domenica annuncia l’incarnazione umana del Figlio, Parola del Padre, e chiede un’umile adesione di fede.

Quest’anno (A), seguendo il vangelo di Matteo vivremo l’Avvento
percorrendo un itinerario che possiamo descrivere in una sintesi:



E’ una presenza dunque che l’Avvento celebra, un evento liberatore che si fa avvenimento oggi nella fede, nella speranza (I domenica: profezia universale di Isaia 2), nell’amore non solo dei credenti, ma di tutti gli esseri umani.

Per questo è un cammino di conversione (II domenica: appello del Battista): Dio alla ricerca dell’essere umano, dell’umanità e noi alla ricerca di Lui.

Gesù di Nazaret unifica le due ricerche ininterrottamente sostenute dallo Spirito nelle due sfaccettature del “regno che viene” e che “deve venire”. E’ lo Spirito di Gesù risorto che rende possibile che sorghi la gioia (III domenica: i segni messianici), sempre vissuta e comunicata nei caldi toni della fede di chi, come Giuseppe e Maria, si fida del cammino di Dio in mezzo a noi (IV domenica).



Una Comunità che celebra la Liturgia domenicale: I di Avvento A - 28 novembre 2010

GESU': la salvezza vicina a tutti

Oggi inizia il nuovo anno liturgico con il tempo dell’Avvento, che ci invita a riflettere



sulla venuta di Gesù Cristo; propriamente, l’Avvento non è una preparazione al Natale,


ma una contemplazione della venuta di Gesù alla fine del mondo come compimento


della prima, avvenuta con l’incarnazione. L’Avvento, infatti, fluttua tra questi due appuntamenti


con il Cristo: uno già sperimentato, l’altro atteso: il termine stesso, filologicamente,


deriva dal latino ad-venio, da cui Adventus Domini, la venuta del Signore. Nella


prima venuta il Lògos si è fatto fragilità, assumendo la pienezza dell’umanità nel


grembo di Maria: Dio ha relativizzato la divinità condizionandosi al passo degli uomini


e delle donne. Nella seconda venuta, Cristo ritornerà di nuovo visibilmente sulla


terra, non più per incarnarsi, ma per liberare l’umanità intera da ogni condizionamento


e ricapitolare in sé tutto il creato (Ef 1,10). Noi viviamo nei penultimi tempi che precedono


questo appuntamento verso il quale camminiamo.


L’Avvento si estende per quattro settimane in cui prevale il colore liturgico viola, riservato


ai tempi di attesa (Avvento e Quaresima) o di dolore e penitenza, tranne la 3a domenica,


detta Gaudete dalla prima parola dell’antifona d’ingresso, in cui anticamente si


interrompeva il digiuno di Avvento, simile a quello di Quaresima, per l’imminente Natale


del Signore e si indossavano i paramenti liturgici di colore rosa: si fa festa a metà


percorso e l’attesa ormai rotola verso la fine. Durante il periodo di Avvento non si


canta, né si recita il Gloria a Dio..., che ha una struttura innica e gioiosa, mentre si mantiene


il canto dell’Alleluia, come speranza aperta al futuro.


Nel 490 il vescovo Perpetuo di Tours stabilì che il periodo precedente il Natale fosse


un tempo penitenziale nella Chiesa dell’Europa Occidentale: a tale scopo egli stabilì un


digiuno di tre giorni ogni settimana a partire dall’11 novembre, festa di san Martino di


Tours, protettore della sua città. Tra la festa di san Martino e il Natale intercorrono


esattamente 40 giorni. Questo periodo richiamò immediatamente il corrispondente


tempo dei 40 giorni della Quaresima, che a loro volta richiamavano i 40 giorni e le 40


notti di Mosè sul monte Sinai (Es 24,18; 34,28), i 40 anni del popolo d’Israele nel deserto


(Nm 14,33-24), i 40 giorni che impiegarono gli esploratori della terra di Canaan,


mandati da Mosè prima di entrarvi e prenderne possesso (Nm 13,25) e i 40 giorni e le


40 notti di Gesù nel deserto (Mt 4,2). Fu quindi naturale che il tempo di Avvento fosse


anche chiamato Quadragesima Sancti Martini: come la Pasqua era preceduta dalla Quaresima


di penitenza, così anche il Natale era preceduto dalla Quaresima di San Martino.


Non stupisce che anche le letture fossero prese in prestito dal tempo quaresimale. Si


venne così a creare una situazione abbastanza paradossale: si celebra la gioia dell’arrivo


del Messia nella sua duplice venuta, ma il clima che la liturgia crea è un clima di penitenza.


Un secolo dopo (sec. VI) anche a Roma viene introdotto il tempo di Avvento,


ma qui assume carattere gioioso e non penitenziale perché sviluppa di più l’aspetto di


preparazione al Natale. Si ebbe una strana situazione: in Gallia prima di Natale vi era


un tempo penitenziale più lungo perché composto di 40 giorni per assimilarlo alla


Quaresima, mentre a Roma, si celebrava un Avvento più festoso, ma anche più corto


perché composto di appena 30 giorni. Ciò ci induce a pensare che nella Chiesa non è


mai esistita una uniformità di pensiero e di liturgia, ma un sano pluralismo che si basa


sull’autonomia delle singole Chiese locali. Nel sec. XIII, al culmine del Medio Evo, si


raggiunse un compromesso che combinò i due aspetti: dalla liturgia gallicana si prese in


prestito il carattere penitenziale e i testi della Messa, mentre dalla tradizione romana si assunsero


il ciclo più breve (quattro settimane) e il suo andamento festoso. Questo compromesso


continua anche oggi perché Paolo VI nella riforma liturgica voluta dal concilio


Vaticano II, per rispetto alla tradizione volle mantenere la struttura dell’Avvento e della


Quaresima precedenti: pertanto la liturgia, specialmente quella del ciclo A che iniziamo


oggi, è rimasta la stessa della riforma di Pio V del sec. XVI. Paolo VI, però, volle che


anche i tempi di Avvento e di Quaresima fossero inseriti nel ritmo ciclico triennale che


vede una più ricca disponibilità di letture e qualche piccolo cambiamento per sottolineare


gli aspetti propri dell’Avvento. Con la 1a domenica di Avvento di oggi inizia il ciclo


A delle letture che avrà come filo conduttore il Vangelo di Matteo. Nei due tempi


forti di Avvento e Quaresima, quindi, avremo letture che non seguiranno l'andamento


quasi continuo di Mt, ma saranno in funzione del tema particolare che si tratta in quel


giorno.


Invochiamo come maestro della nostra vita lo Spirito Santo che veglia sull’Avvento di


Cristo affinché ci dia la sapienza dell’ascolto e il ministero della veglia per entrare nel


sacramento dell’Eucaristia che ci fa conoscere il volto di Dio nel volto dei fratelli e


delle sorelle. Abbiamo concluso l’anno liturgico C con l’invito alla vigilanza, apriamo il


nuovo anno con lo stesso invito perché l’Eucaristia è il sacramento dell’attesa che ci


nutre e ci apre all’incontro con il Cristo, quando ritornerà alla fine dei tempi per prendere


possesso del suo Regno preparato fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34).
 
ACCENSIONE I CERO D’AVVENTO

Isaìa ci invita ad aver fiducia nelle promesse del Signore.
Egli verrà e sarà Pace tra tutti.

INVOCAZIONI PENITENZIALI

Pigrizia, egoismo e disimpegno ci fanno pensare solo a noi stessi: svegliaci e rinnovaci. Signore, pietà!

Il compromesso con il male ci ostacola nel rapporto con te e con gli altri: illuminaci e trasformaci.
Cristo, pietà!

Invidie, gelosie e conflitti lacerano i rapporti tra noi: facci capaci di amare e costruttori di pace.
Signore, pietà!

PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA - COLLETTA
+ Padre misericordioso, per riunire tutti i popoli nel tuo regno hai inviato il tuo unigenito Figlio, maestro di verità e fonte di riconciliazione. Svegliaci!
Vigilanti nell’attesa, cammineremo illuminati da te sulle tue vie di pace e di amore, seguendo fedelmente Gesù Cristo, tuo figlio, nostro Signore… Amen!
LITURGIA DELLA PAROLA

Dal libro del profeta Isaìa 2,1-5
Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del Tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al Tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la Legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore. Parola di Dio!

Salmo responsoriale - 121
R./ Andiamo con gioia incontro al Signore!



1. Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».

Già sono fermi i nostri piedi

alle tue porte, Gerusalemme!

2. E’ là che salgono insieme

le tribù del Signore,

secondo la Legge di Israele,

per lodare il Signore.

3. Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;

Sia pace nelle tue mura,

sicurezza nei tuoi palazzi.

4. Per i miei fratelli e i miei amici

io dirò: Su di te sia pace!

Per la casa del Signore nostro Dio,

chiederò per te il bene.



Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Romani 13,10b-14a

Fratelli e sorelle. Chi ama non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità. E questo voi farete, consapevoli del momento in cui viviamo: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Comportatevi come il Signore Gesù Cristo.
Parola di Dio!

Alleluja, alleluja!
Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza. Alleluja!

+ Dal vangelo secondo Matteo
24,1.37-44

Mentre Gesù, uscito dal Tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del Tempio. Egli disse loro: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca - e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti - così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato; due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si ascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Parola del Signore!

PROFESSIONE DI FEDE-SIMBOLO DEGLI APOSTOLI

Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

LA PAROLA SI FA PREGHIERA
+ Fratelli e sorelle, solo il Signore fa germogliare, ogni giorno, la novità della nostra vita. A lui rivolgiamo la nostra preghiera:
R./ Vieni, Signore nella nostra vita!
1. Rendi la tua Chiesa vigilante, perché tenga viva nel mondo la speranza del tuo incontro con ogni persona. Vieni...
2. Accompagna e illumina i responsabili della convivenza sociale, perché facciano scelte di giustizia e di pace tra le nazioni. Vieni, Signore nella nostra vita!

3. Illuminaci con la tua parola, perché sappiamo correggere i nostri comportamenti e rivestirci di te. Vieni, Signore...

4. Aiutaci nelle nostre scelte di ogni giorno, perché l’amore sia il nostro unico riferimento e vero bene. Vieni...
5. Spalanca gli orizzonti di questa eucaristia su tutto il mondo, perché ci sentiamo uno con tutti in te. Vieni, Signore nella...

DALLA PAROLA ALL’EUCARISTIA
+ Ti ringraziamo, Padre: la venuta del tuo Figlio è sempre vicina e ci sorprende non come ladro, ma come amico atteso. Egli ci convoca alla sua mensa per condividere con noi pane e vino, per vivere uniti a Lui, nostro Signore. Amen!

LITURGIA EUCARISTICA

PREGHIERA EUCARISTICA - Acclamazioni
+ Prendete, e mangiate… per voi.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!

+ Prendete, e bevetene… memoria di me.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!

+ Mistero della fede!
Annunziamo la tua morte, Signore…

+ E ora siamo qui riuniti… nostra vita.
- Vieni, Signore Gesù, vieni presto tra noi!
ALLA COMUNIONE
“State svegli, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà”.

Avvento 2010 per l'Iniziazione Cristiana

Accendi una luce… e illumina il mondo!



Finché ci saranno persone senza casa, lavoro, medicine, istruzione, giustizia… senza pace il mondo è al buio!

Quando ti lasci trasportare dai tuoi istinti, pensi solo a te stesso e ai tuoi bisogni da soddisfare...
senza preoccuparti degli altri il mondo è al buio!



Ascolta, il vangelo ci invita: “State pronti!” (Matteo 24,37-44)
allora… accendi il CUORE!

Ascolta, una voce ci esorta: “Cambiate modo di vivere!” (Matteo 3,1-12)
allora… accendi la VITA!

Ascolta, la chiesa ci annuncia: “Gesù è presente!” (Matteo 11,2-11)
allora… accendi l’AMORE!
Ascolta, il cielo ci incoraggia: “Non avere paura” (Matteo 1,18-24)
allora… accendi la FIDUCIA!

“GESU’: è Dio che in-con-tra noi” (Luca 2,1-14) allora… accendi GIOIA!

Dillo a tutti: “Abbiamo visto la sua Stella!” (Matteo 2,1-12)
allora… accendi il MONDO!

sabato 20 novembre 2010

PAROLA CHE SI FA VITA

Alcuni brani biblici a commento della Parola domenicale:
ci aiutano ad accoglierla come avvenimento di salvezza nella nostra vita.



Per la morte alla gloria.
Ebrei 1,1-9; 2,9-18

Il Signore che serve.
Isaia 42,1-12    Zaccaria 9,9-17   Luca 22,24-29

In Cristo, Dio è tutto in tutti.
1Corinzi 15,20-25 Atti 4,24-35

Puoi pregare:

Salmo 19 - Esulteremo per la tua vittoria!
Salmo 20 - Grande la tua salvezza!
Salmo 144 - Ti esalto, Dio mio re!

Approfondiamo la Parola: Luca 23,32-43 - La lectio del prete Camine Miccoli

+ O Padre, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascoltare la tua


parola: in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà. Fa’ tacere in noi ogni

altra voce che non sia la tua e perché non troviamo condanna nella tua parola, letta, ma non

accolta, meditata, ma non amata, pregata, ma non custodita, contemplata, ma non realizzata,

manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori. Solo così il nostro

incontro con la tua parola sarà rinnovamento dell’alleanza e comunione con te e con il

Figlio e lo Spirito Santo, Dio benedetto nei secoli dei secoli. A.: Amen.


L.: Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Luca (23,[33]35-43; trad. CEI 2008).

[33 Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, [i soldati] vi crocifissero lui e i malfattori,
uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché
non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.]
35 Il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri!
Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36 Anche i soldati lo deridevano, gli si
accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te
stesso». 38 Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso
e noi!». 40 L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu
che sei condannato alla stessa pena? 41 Noi, giustamente, perché riceviamo quello che
abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E disse:
«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità io
ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Note di esegesi per la comprensione del testo

Il brano che abbiamo appena letto è tratto dal racconto della passione di Gesù, il

nucleo più imporante e più antico del Vangelo; con esso siamo invitati a rifettere

sulla realtà del Regno di Dio e sulla messianicità singolare di Gesù che bisogna

ben intendere, per cogliere la novità della fede nel Risorto.

Il versetti che parlano della crocifssione (vv. 33-34, non riportati dalla liturgia domenicale)

sono seguiti dal nostro brano, che si divide in due parti distinte: i vv. 35-38

descrivono la parodia della investitura regale di Gesù; i vv. 39-43 l’episodio dei

due ladroni, dove si può vedere la mano propria di Lc. Gesù è re, ma esercita la

sua regalità in maniera particolare, perché non somiglia a nessun sovrano e potente

di questa terra, come egli stesso dice a Pilato (cf. Gv 18,36-37). Il suo trono

non è un seggio di oro e pietre preziose, ma il supplizio della croce; la sua corte

non sono dignitari e nobili, ma i rifuti dell’umanità, malfattori e assassini. Sul trono

della gogna c’è il suo stemma: «“Costui” è il Re dei Giudei» (v. 38), ma Lc non

dice che è il motivo della condanna come invece afferma Mt 27,37. I capi lo

scherniscono, come anche i soldati pagani, mentre il popolo «sta a guardare»: il

popolo sta sempre a guardare e non si sporca mai le mani direttamente, ma si

predispone a correre dietro come massa a chi ha in animo di ingannarlo e coinvolgerlo

in un’avventura di potere, pronto a saltare sul carro del vincitore di turno.

L’intronizzazione da burla diventa, come sempre nel vangelo, una profezia che

i presenti non sanno cogliere (cf. Gv 19,1-3). L’iscrizione sulla croce sostituisce la

formula di consacrazione e di investitura, come avvenne nel battesimo, quando il

Padre fece udire la sua voce: «Tu sei il mio Figlio, il prediletto: in te mi sono compiaciuto

» (Lc 3,22), o come nella trasfgurazione, prima d’intraprendere l’esodo

verso Gerusalemme, quando dalla nube si udi la voce del Padre che investiva il Figlio

come suo Messia: «Questi è il mio Figlio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc 9,35). Ora

non c’è più la voce del Padre perché il Figlio deve sperimentare la condizione

umana fno alla feccia, senza sconti e senza scorciatoie: per incontrare gli esseri

umani, anche Dio deve passare attraverso la solitudine, l’abbandono, il fallimento,

la disperazione, la morte. Gesù è solo con la sua missione di Figlio e con la sua

regalità derisa: chi può credere a questo re crocifsso, tra due malfattori? Gesù fa

paura al potere civile e religioso e per questo deve essere eliminato. I soldati, custodi

armati di un potere fasullo perché non si regge senza armi, chiedono che dimostri

i veri titoli della sua regalità. Essi pretendono i titoli esteriori, espressione

della prepotenza del potere: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (v. 37)1.

Per salvarsi dalla morte, Gesù avrebbe dovuto venire meno alla sua identità di Figlio

che offre la vita per amore fedele. Il popolo è accecato da chi lo manovra e

1 Lc mette in bocca ai soldati le parole che invece in Mt 27,42-43 più logicamente mette

in bocca ai capi del popolo; è questo un altro segno che Lc vuole addolcire le responsabilità

della morte di Gesù da parte dei Giudei.

lo inganna, come sempre, e non sa vedere quello che è davanti ai suoi occhi,

come vero e proprio «spettacolo» terribile e sublime (v. 35).

La seconda parte, che riguarda il racconto dei due ladroni (vv. 39-43), è propria di

Lc, sebbene la notizia scarna appartenga alla tradizione sinottica (cf. Mt 27,38; Mc

15,28). La Toràh di Mosè stabilisce che la morte deve essere testimoniata da due

o tre testimoni (Dt 17,6). Nella trasfgurazione i testimoni furono Mosè ed Elia,

cioè la Legge e la Profezia (Lc 9,28-36); nella risurrezione i testimoni saranno due

personaggi misteriosi, angelici (Lc 24,4). Qui i testimoni sono soltanto due volgari

briganti, condannati a morte: la beffa da un punto di vista umano è totale. Chi è il

Cristo? Egli è Re solo percorrendo fno in fondo l’investitura beffarda, fno a toccare

l’abisso dell’ignominia, bevendo il calice fno alla feccia.

Quale messaggio arriva alla noi, alla Chiesa intera da questo trono di scherno?

Quando la Chiesa si schiera con i potenti o fa la corte al potere e a chi lo esercita,

si allontana dal trono della croce; forse diventa importante, forse raggiunge accordi

vantaggiosi, certamente è circuita, adulata e riverita come «potenza», ma

rinnega il suo Signore e Re, il re dei briganti e dei malfattori, il re degli esclusi e

dei reclusi, il re di coloro che non contano nulla, il re dei falliti e dei diseredati: il

Cristo di Dio. La Chiesa è rappresentativa di Cristo quando è perseguitata, insultata

e derisa, mai quando è richiesta di essere alleata di sistemi e di strutture di

peccato. Cristo è un re che anche quando è beffato e deriso, sul trono della croce,

trova ancora la forza di perdonare e accogliere, liberare e salvare. Al brigante

che lo implora non chiede di convertirsi, non chiede nemmeno il pentimento

come premessa del suo perdono, ma lo include nella sua vita e nel suo regno senza

alcuna condizione.

«Oggi con me sarai nel paradiso!» (v. 43): Gesù non afferma che oggi il ladrone sarà

salvo, libero di tornare a casa, ma solo che sarà con lui; le due vite si fondono insieme

nella prospettiva della grazia e del regno. Insieme, nell’unico mondo possibile:

quello del perdono e dell’accoglienza, della dignità che sa riscattare con una

parola anche un brigante sull’orlo della morte. «Io sarò con te» è la formula di fedeltà

di Dio con i patriarchi, con Giosuè, con Israele (Gen 26,3; 31,3; Es 3,12; Dt

31,23; Gs 1,5; 1Re 11,38, etc.), una formula che ora sulla croce si ribalta: non è più

Dio che scende, ma è il brigante che sale a Dio. Nella risposta di Gesù c’è una parola,

«oggi», che teologicamente e spiritualmente è tanto pregnante da formare

un criterio di lettura di tutto il vangelo di Lc che, infatti, può essere letto alla luce

di questo «oggi» (gr. sémeron), che ci dà la dimensione dell’attualità della Parola di

Dio. Il termine ricorre 41 volte nel NT e 11 volte solo nel vangelo di Lc, di cui 8

volte nello stesso senso pregnante del brano odierno:

1. Lc 2,11 Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è Cristo

Signore.

2. Lc 4,21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che

voi avete ascoltato».

3. Lc 5,26 Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio. Pieni di timore,

dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

4. Lc 19,5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo,

scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».

5. Lc 19,9 Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché

anch’egli è fglio di Abramo».

6. Lc 22,34 Gesù gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima

che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

7. Lc 22,61 Allora il Signore si voltò e fssò lo sugardo su Pietro, e Pietro si

ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il

gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte».

8. Lc 23,43 Gesù gli rispose: «In verità ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Oggi, noi dove siamo? Dove vogliamo essere? Con chi vogliamo essere? Qual è il

nostro «oggi» di persone, di coppia, di genitori, di fgli, di amici, di testimoni della

vita donata e liberatrice di Cristo nel mondo? Abbiamo «quest'oggi» per rifettere

e pregare e stare ai piedi della Croce, il trono del fallimento di Dio come premessa

della sua investitura regale e nello stesso tempo il trono del perdono senza

condizioni. «Oggi» è il nostro giorno, l’unico che conta per dar senso a tutta la

nostra vita, a tutta la storia umana.