Le lectio del prete Carmine Miccoli
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” (cf. Matteo 3,2)
Note di esegesi per la comprensione del testo
Il brano evangelico di oggi ci presenta uno spaccato della predicazione dei profeti
al tempo in cui Gesù già viveva, attorno alla fgura di Giovanni il Battezzatore.
Questi è una fgura centrale di tutto il NT: vi è nominato oltre 100 volte, in tutti
e quattro i vangeli. I Sinottici (Mt, Mc e Lc) lo descrivono come il precursore di
Cristo con caratteristiche comuni: vi è concordia sul nome, sul fatto che opera
nel deserto di Giuda, i temi della sua predicazione sono la conversione fondata
sulla confessione dei peccati, il lavacro nell’acqua del Giordano e infne la citazione,
di stampo messianico, di Isaia (40,3). L’evangelista Mt a queste caratteristiche,
comuni con gli altri due evangelisti, aggiunge il tema della vicinanza del regno (v.
2), la zona geografca, lo stile di vita del profeta (v. 4)1. Giovanni riprende la predicazione
profetica sotto la prospettiva della preparazione e dell’impegno a predisporre
la strada in cui Dio dovrà passare. Gesù riprenderà da Giovanni la sua
predicazione iniziale con l’invito alla conversione come atteggiamento permanente
del credente (Mc 1,15; Lc 13,3-5). Dopo la risurrezione lo stesso invito verrà
fatto dagli apostoli e da Paolo (Lc 24,47; At 2,28; 26,20). La conversione, ovvero il
capovolgimento della mentalità e della vita, diventa un cammino vocazionale dove
ciascuno di noi, insieme come Chiesa, vive la propria missione profetica per affrontare
la vita in maniera qualitativamente più densa, più impegnata e vera.
In questa prospettiva, Dio non poteva prendere una strada diversa da quella che
intrapreso Gesù: farsi ultimo, farsi povero, mettersi in fla con i peccatori perché
solo partendo dalla vita negata poteva giungere a proclamare la pienezza della
vita. Non esiste una vita facile, nemmeno per Dio, perché anche lui deve sperimentare
cosa signifchi crescere «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti
agli uomini» (cf. Lc 2,52). Le prove della vita possono essere un motivo di morte
oppure un appuntamento con lo Spirito Santo che mai ci farà mancare i suoi doni
perché possiamo essere resistenti ad ogni avversità come solo un germoglio sa e
può esserlo.
Possiamo realizzare tutto questo confrontandoci con la fgura di Giovanni il Battista
e la sua austera personalità, fgura centrale nella nuova alleanza, di sicura rilevanza
storica, perché è presente in tutti i vangeli di cui in qualche modo costitui sce il prologo.
Nei Sinottici precede Gesù come precursore, come annunciatore,
come amico; in Gv invece segue l’eternità del Lògos che indica come «agnello di
Dio» (Gv 1,36), davanti al quale assume solo la forma di una «voce», cioè poco
più di un cartello stradale per segnare la direzione (cf. Gv 1,37-38).
I vangeli sinottici, oltre alle caratteristiche comuni che abbiamo già citato2, sulla
scorta di Isaia presentano la predicazione del Battista come una evocazione dell’esodo
nuovo (cf. Is 43,16-19) che raccoglierà i fgli dispersi d’Israele nell’esilio attorno
alla fgura e alla parola del Messia che così viene presentato come un nuovo
Mosè, un condottiero che guiderà il “resto” d’Israele fno al Regno di Dio. Modifcando
la citazione di Isaia che aveva invitato a preparare una via «nel deserto»,
gli stessi Sinottici fanno di Giovanni «una voce che grida nel deserto», attribuendogli
così la missione dell’amico dello sposo che chiama la sposa (Gv 3,29) e la
funzione profetica di Osea che porta la fdanzata nel deserto per legarla a Dio
con legami d’amore (Os 2,16; Ger 2,2). Questi pochi accenni aprono invece una
prospettiva grande: il NT nello stesso annuncio dell’arrivo di Gesù unisce i due
grandi temi che fanno da perno all’AT, il tema dell’esodo e quello della nuzialità
della nuova alleanza che qui sono simboleggiati dalla presenza delle acque del fume
Giordano, che come un nuovo Mar Rosso immerge gli uomini e le donne del
nuovo Regno nelle acque della vita per rigenerarli ad una pienezza fondata sull’amore.
I quattro vangeli si inseriscono nella prospettiva dell’universalità profetica
che fa superare il particolarismo esclusivo di Israele: Dio non viene più per un
popolo solo, come è stato sul monte Sinai, dove ha dato la Toràh e con essa la coscienza
di popolo ad una massa di schiavi. Il Dio di Gesù Cristo, preannunciato da
Isaia e proclamato prossimo e presente da Giovanni Battista, viene per chiunque
si pente e si converte. Si potrebbe dire, parafrasando le parole dei profeti, che
Dio si converte a coloro che si convertono a lui (Dt 30,1-5; Ger 3,22-4,1; Ml 3,7)
fno al punto di pentirsi del male che avrebbe potuto fare (Ger 18,7-8). Qui è delineata
con chiarezza la teologia del «resto d’Israele» come è annunciato nell’oracolo
del «sentiero di Isaia» che abbiamo già ascoltato (Is 2,1-5).
L’annuncio-invito della conversione percorre tutto il NT dall’inizio della vita pubblica
di Gesù a dopo la risurrezione, dagli Atti degli Apostoli a Paolo perché costituisce
la chiave di volta dell’incontro tra Dio e ciascuno di noi3. La tradizione giudaica
ha letto la storia dell’umanità da Adam ed Eva fno ad Abramo come un
progressivo allontanamento da Dio che diventa inevitabilmente come una divaricazione
dell’uomo dall’uomo. Al contrario, la storia della salvezza da Abramo fno
a Mosè è letta come un processo di lento avvicinamento che proseguirà con la
predicazione profetica, interrotta con l’esilio e ripresa con il nuovo esodo descritto dal 2° Isaia.
Gesù inaugurando gli ultimi tempi, guida l’umanità allo stato
originario dell’Eden che si compirà alla fne della storia: questo appuntamento è
preceduto da un tempo di «conversione». Nel vangelo, «conversione» traduce il
termine greco metànoia, che indica letteralmente un capovolgimento del pensiero.
Troppo spesso pensiamo che convertirsi riguardi il solo comportamento o
atteggiamento esteriore, ma non è così; la conversione riguarda il pensiero, cioè
le ragioni che fondano la vita e i criteri che usiamo per organizzarla; le modalità e
gli stili di vita sono una conseguenza di questo superamento di sé interiore. La
conversione pertanto non è il riconoscimento, magari intellettualistico, di un Dio
onnipotente, ma la scoperta di un Dio che ha dimenticato se stesso per
permetterci di stare al suo fanco. Spesso identifchiamo la conversione con il
rimorso o con il senso di colpa, come se Dio dovesse stare lì a chiedere il conto
senza sconti e misericordia. La conversione è un impegno totale sulla proposta di
vita fatta da Dio in Gesù che diventa il nostro fondamento e la nostra misura. La
prospettiva del Regno di Dio ci obbliga a guardare in avanti, non a ripiegarci sul
passato: il passato possiamo solo accettarlo e, in un contesto di conversione,
offrirlo a Dio come un dono che ci appartiene.
Chi si converte ripone in Dio la fducia della propria salvezza (Ger 17,5-11; 31,16-
22; Is 2,6-22) e si fda di Dio, per cui il convertito è colui che fa l’affdamento della
sua vita ed è certo di non essere né frainteso, né deluso. Il segno di questo abbandono
avviene nel simbolismo dell’acqua che materialmente accoglie, circonda
e avvolge. Al tempo di Gesù erano diffuse molte forme purifcatrici d’acqua, come
le abluzioni di purità, il battesimo come lavacro che si svolgeva a Qumran, ecc.
Tutto queste forme di lavacro avevano la caratteristica di essere date da se stessi
per se stessi e ripetute tutte le volte che ve ne era bisogno. Con il battesimo di
penitenza di Giovanni inizia una nuova prospettiva: il battesimo è dato da un battezzatore,
cioè è un invito, un segno e un dono che si ricevono dalle mani di un
altro; lo si riceve così una sola volta, perché così diventa un impegno per tutta la
vita. Qui nasce l’etica come conseguenza di una scelta di vita e non come sua
premessa, come segnale che ci rivela la nostra consistenza e la nostra dimensione
interiore.
A differenza della religiosità del suo tempo, Giovanni invita ad entrare in un Regno
qualitativamente diverso, frutto di una doppia convergenza: Dio ci appartiene
per dono e noi gli apparteniamo per misericordia e per abbandono. In questo
rapporto siamo radunati con i nostri limiti e i nostri pregi; in essa confrontiamo
tutto ciò con la Parola di Dio, da cui sperimentiamo la comunione di vita che impongono
una conversione del cuore che ci rende liberi e veri. Qui insieme sperimentiamo
la conversione come abbondanza di amore che si mette a servizio: la
conversione come diaconìa, perché sperimentiamo la fragilità di Dio che pur di
conquistarci alla sua intimità non esita ad annientarsi fno a farsi servo (cf. Fil 2,6-
11).
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1 Lo stile di vita del Battista, il suo vestito di pelli e il suo nutrimento sono un richiamo e
una sintesi di tutte le fgure profetiche dell'AT, specialmente di Elia, come viene anche affermato
nella tradizione giudaico-cristiana delle origini (cf. Mc 9,11; Mt 11,14).
2 Gli evangelisti modifcano l’ambientazione geografca della citazione di Is 40,3 in questo
modo: (Is. 40,3) «Una voce grida: nel deserto preparate la via del Signore, appianate nella
steppa i suoi sentieri»; (Mt 3,3 e par.) «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri».
3 Mc 1,15; Lc 13,3-5; 24,47; At 2,28; 26,20.
lunedì 6 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
ORDINAZIONE DEL NOSTRO NUOVO VESCOVO EMIDIO CIPOLLONE
ORDINAZIONE DEL NOSTRO NUOVO
VESCOVO EMIDIO CIPOLLONE
Sabato 18 dicembre alle ore 17.00
nella Cattedrale di Lanciano
della Madonna del Ponte.
LA MESSA IN PARROCCHIA
DELLE ORE 18.30 SARA’ SOSPESA
E’ possibile seguire la Liturgia in TV:
TRSP e TELEMAX
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CON TUTTA LA CHIESA,
Treglio in cammino
LA PAROLA: PANE DI OGNI GIORNO
LA PAROLA: PANE DI OGNI GIORNO
Proponiamo le letture del lezionario feriale
LUNEDÌ: Isaia 35,1-10; Luca 5,17-23
MARTEDÌ: Isaia 40; Matteo 18,12-14
MERCOLEDÌ: Lettura della Festa dell’Immacolata
GIOVEDÌ: Isaia 41,13-20; Matteo 11,11-15
VENERDÌ: Isaia 48,17-19; Matteo 11,16-19
SABATO: Siràcide 48,1-4.9-11; Matteo 17,10-13
Prosegue l’annuncio domenicale e l’invito ad accogliere
e riconoscere le venute del Signore nelle persone e negli eventi.
Così dobbiamo attendere il ritorno di Cristo.
Dio, da sempre ha un progetto di comunione con l’umanità ed Egli, tenacemente, tenta di ricostruirlo.
Dio lo realizza, non in modo appariscente: vuole rinnovare il mondo attraverso i più piccoli tra noi.
Questa è la nostra consolazione!
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La Parola che si fa vita
Agenda settimanale 6 - 12 dicembre 2010
AGENDA SETTIMANALE
6 - 12 DICEMBRE 2010
* * *
OGGI, ORE 16.00:
INCONTRO COPPIE DEL DECENNIO
* * *
Lunedì 6
ore 19.00: Messa in Paglieroni
ore 19.30: Preparazione al Matrimonio/2
Martedì 7 - FESTA DELL’IMMACOLATA
ore 18.30: Messa in chiesa p.le
MERCOLEDÌ 8
ore 9.00: Messa in S. Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le
Giovedì 9, ore 18.30: Messa in chiesa
ore 21.00: Incontro catechisti I.C.
Venerdì 10
ore 19.30: Incontro Over 14
Sabato 11
III DOMENICA DI AVVENTO/A
ore 18.30: Messa in chiesa p.le
DOMENICA 12
ore 9.00: Messa in S. Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le
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Agenda settimanale
UNA COMUNITÀ CHE CELEBRA LA LITURGIA DOMENICALE - 5 DICEMBRE 2010: II di Avvento A
DATTI UNA MOSSA...È ORA DI CAMBIARE!
La 2a domenica del tempo di Avvento A è antitetica alla prima, pur essendo intimamente
coerente con il suo messaggio. Domenica scorsa, iniziando il tempo di Avvento,
abbiamo contemplato il Cristo nella «gloria» della fine della Storia; in altri termini,
la Chiesa ci ha fatto iniziare il nuovo anno liturgico invitandoci a riflettere sulla «fine»
del tempo. Oggi, invece, la liturgia ci propone la povertà del Cristo incarnato nella Storia,
dove assume l’identità dei peccatori, facendosi ultimo degli ultimi. Contempliamo,
quindi, l’incarnazione della prima venuta del Signore. È una prospettiva che parte dalla
conclusione per arrivare al principio.
Il metodo che induce a percorrere la propria esperienza, partendo dalla «fine» per
giungere al «principio», è un metodo efficace perché insegna a non fermarsi mai sul
passato, ma a vedere ciò che si vive alla luce del proprio esito finale. Ciò significa recuperare
tutti gli aspetti, anche secondari, per abituarsi a leggere la vita non come appare,
ma come veramente si esprime in vista di un obiettivo da raggiungere. Se ognuno
cerca di collocarsi dall’angolo di prospettiva della fine, riesce a vedere se stesso e gli al -
tri con maggiore distacco e anche con più verità perché dalla fine si lasciano cadere i
rami secchi e le foglie morte e si guarda solo a ciò che conta e vale.
«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
» è la citazione di Isaia riportata dai tre Sinottici (Mt 3,3; cf. Is 40,3). La voce è
meno di un soffio che si perde nell’aria, ma è sempre la voce di qualcuno che parla,
che chiama, che insegna. Dietro ogni voce c’è sempre una persona viva e un sentimento
da comunicare, espresso o temuto. La voce grida nel deserto che è il luogo della non
vita e della aridità, dove facilmente da soli si muore. Il profeta Isaia chiede di preparare
una strada nel deserto, cioè di rendere anche il deserto percorribile perché ciò che oggi
appare un ostacolo può essere una via di salvezza. Mt invece pone la voce nel deserto
perché ora la strada è già segnata, basta percorrerla predisponendosi interiormente.
Preparare la via del Signore, nella logica dell’incarnazione contemplata dal punto di vista
della fine, significa predisporre la propria vita come progetto essenziale all’interno di
una visione più grande: nell’economia della vita del mondo, ognuno di noi è indispensabile
perché portatore di quella porzione di verità essenziale e necessaria per la comprensione
dinamica e totale del cosmo intero e quindi della verità finale. Nessuno può
dire di essere inutile, perché ognuno di noi «è» il mondo intero, il regno di Dio, la speranza,
la pace universale. Senza di noi il mondo e il regno di Dio somiglierebbero ad
un mosaico senza un tassello. Preparare la via del Signore, significa trovare se stessi e individuare
il percorso da compiere per giungere alla prospettiva di Dio che è la pienezza
delle singole persone e dell’insieme dei popoli.
La prima lettura ci parla di un germoglio che spunta da un tronco secco: questa è la
prospettiva di Dio che riesce a trovare anche nel legno secco quel pizzico di linfa che
fa emettere un germoglio che porta in sé l’annuncio di una nuova primavera. È vero!
Anche le pozzanghere riflettono il sole, senza mai sporcarlo. Ognuno di noi, per quanto
devastato possa essere dal male o dalla sofferenza porta in sé sempre uno sprazzo
di luce e di verità, forse flebile, ma di certo importante ed essenziale per la comprensione
dell’insieme e della totalità del mondo. Nessuno di noi ha il diritto di privare il
mondo del senso del proprio essere. Tutte le contraddizioni della natura si ricomporranno:
il lupo pascola con l’agnello, il leopardo farà la siesta con il capretto, il vitello e
il leoncello mangeranno l’uno accanto all’altro, la mucca e l’orsa giocheranno insieme:
sarà sufficiente un bambino a tenerli a bada. Tutte le contraddizioni hanno sempre
dentro di sé la propria soluzione: basta volere preparare la via, cioè predisporre i
mezzi per giungere a raddrizzare i sentieri, cioè prendere coscienza dei propri limiti e
delle proprie doti per sapersi affidare alla misericordia di Dio che non rifiuta alcuno.
È cominciato lo scempio del Natale, il rito dell’obbligo, la liturgia delle falsità: si fa finta
di fare sul serio perché bisogna rispondere alle aspettative che noi pensiamo che gli
altri abbiano: bisogna fare i regali, essere buoni, stare insieme; dobbiamo farlo per i figli,
per i genitori… e perdiamo un’occasione per essere veri e pensare al mistero della
nostra «incarnazione» che esige la sincerità della nostra consistenza che si traduce nell’essere
e nel fare ciò che veramente corrisponde alla nostra vita, alla nostra anima, al
nostro bisogno di autenticità. Non si può vivere di finta. Cominciamo noi a smitizzare
il Natale commerciale e a scegliere l’austerità come criterio di vita e partecipazione al
dolore e alla miseria che affligge tre quarti dell’umanità lontano e vicino a noi. Dio
non giudicherà per sentito dire, ma in base all’accoglienza che avremo riservato agli altri
in quanto immagine di Cristo che si fa servo d’Israele perché egli è la promessa fat -
ta ai padri. Celebrare l’Eucaristia nel tempo di Avvento significa prendere coscienza
che siamo servitori della verità che è già dentro di noi, ma verso la quale corriamo perché
è inesauribile e solo lo Spirito può contenerla, quello stesso Spirito che invochiamo insieme.
ACCENSIONE II CERO D’AVVENTO
Giovanni ci invita a preparare la strada del Signore
cambiando i nostri atteggiamenti
INVOCAZIONI PENITENZIALI
Germoglio di vita nuova sulle radici inaridite dell’umanità: rinvigoriscici e rinnovaci! Signore, pietà!
Fuoco che consuma le nostre menzogne e le ingiustizie che distruggono il mondo: salvaci e perdonaci.
Cristo, pietà!
Amore sconfinato che ci accogli nell’abbraccio del Padre: rendici capaci di amare. Signore, pietà!
PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA - COLLETTA
+ O Padre, grande e misericordioso, suscita in noi il desiderio di cambiare. Rinnovàti dal tuo Spirito, sappiamo agire nella giustizia e con mitezza, per costruire la pace che il tuo Figlio Gesù ha fatto germogliare nel mondo, facendosi uomo come noi. Egli è Dio... Amen!
LITURGIA DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaìa 11,1-10
[In quel giorno] un germoglio spunterà dal tronco della stirpe di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di Lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito che dà sapienza e intelligenza, consiglio e fortezza, conoscenza e amore per il Signore. Si compiacerà di obbedire a Dio. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma tratterà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. (…) La giustizia e la fedeltà saranno legate a lui come una fascia ai lombi e una cintura ai fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà che tutti i popoli seguiranno il discendente della stirpe di Iesse e lo cercheranno con ansia dove si manifesterà la sua presenza gloriosa.
Parola di Dio!
Salmo responsoriale - 71
R./ Vieni, Signore, re di giustizia e di pace!
1. O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
2. Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
3. Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
4. La sua fama duri in eterno,
e quanto il sole la sua discendenza
In lui siano benedetti i popoli del mondo
e tutti lo dicano beato.
Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Romani 15,4-9
Fratelli e sorelle. Tutto ciò che è stato scritto [nella Bibbia] prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché con la perseveranza e la consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. Dio, che dona perseveranza e consolazione, vi renda capaci di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate lode a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la manifestazione gloriosa di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore degli ebrei per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei patriarchi; gli altri popoli invece lodano Dio per la sua misericordia, come sta scritto nella Bibbia: “Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome” (Salmo 18,50). Parola di Dio!
Alleluja, alleluja!
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Alleluja!
+ Dal vangelo secondo Matteo
3,1-12
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (40,3).
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Parola del Signore!
PROFESSIONE DI FEDE-SIMBOLO DEGLI APOSTOLI
Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
+ Fratelli e sorelle, oggi la parola del Signore apre il nostro cuore alla sua venuta: si realizza la promessa di un mondo nuovo. Lo chiediamo nella nostra unanime preghiera:
R./ Vieni, Signore e illumina il mondo!
1. Dona alla tua Chiesa una continua conversione, perché prenda decisioni coraggiose nella difesa della giustizia e dei poveri, ti preghiamo.
2. Raddrizza i percorsi delle nazioni, i pensieri dei governanti, perché la pace non sia solo un desiderio, ma un impegno quotidiano, ti preghiamo.
3. Aiutaci a cambiare ogni giorno il nostro modo di pensare e di agire, senza paura, ma fidandoci di te, ti preghiamo.
4. Donaci di vivere questa Eucaristia come anticipo del tuo regno di riconciliazione e di pace, ti preghiamo.
[Intenzioni particolari]
DALLA PAROLA ALL’EUCARISTIA
+ Ti ringraziamo, Padre, tu sei fedele: la parola di Cristo, tuo Figlio è “come fuoco consuma ciò che ha cadere e lascia in piedi solo la Verità”. Oggi, con il suo Spirito, feconda la nostra esistenza con il pane e il vino che ti presentiamo. Egli verrà presto a raccoglierne il frutto: è Dio, vive e regna per sempre con te e in mezzo a noi. Amen!
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERA EUCARISTICA - Acclamazioni
+ Prendete, e mangiate… per voi.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!
+ Prendete, e bevetene… memoria di me.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!
+ Mistero della fede!
Annunziamo la tua morte, Signore…
+ E ora siamo qui riuniti… nostra vita.
- Vieni, Signore Gesù, vieni presto tra noi!
(si ripete durante la preghiera eucaristica)
ALLA COMUNIONE
Voce che grida: nel deserto preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
La 2a domenica del tempo di Avvento A è antitetica alla prima, pur essendo intimamente
coerente con il suo messaggio. Domenica scorsa, iniziando il tempo di Avvento,
abbiamo contemplato il Cristo nella «gloria» della fine della Storia; in altri termini,
la Chiesa ci ha fatto iniziare il nuovo anno liturgico invitandoci a riflettere sulla «fine»
del tempo. Oggi, invece, la liturgia ci propone la povertà del Cristo incarnato nella Storia,
dove assume l’identità dei peccatori, facendosi ultimo degli ultimi. Contempliamo,
quindi, l’incarnazione della prima venuta del Signore. È una prospettiva che parte dalla
conclusione per arrivare al principio.
Il metodo che induce a percorrere la propria esperienza, partendo dalla «fine» per
giungere al «principio», è un metodo efficace perché insegna a non fermarsi mai sul
passato, ma a vedere ciò che si vive alla luce del proprio esito finale. Ciò significa recuperare
tutti gli aspetti, anche secondari, per abituarsi a leggere la vita non come appare,
ma come veramente si esprime in vista di un obiettivo da raggiungere. Se ognuno
cerca di collocarsi dall’angolo di prospettiva della fine, riesce a vedere se stesso e gli al -
tri con maggiore distacco e anche con più verità perché dalla fine si lasciano cadere i
rami secchi e le foglie morte e si guarda solo a ciò che conta e vale.
«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
» è la citazione di Isaia riportata dai tre Sinottici (Mt 3,3; cf. Is 40,3). La voce è
meno di un soffio che si perde nell’aria, ma è sempre la voce di qualcuno che parla,
che chiama, che insegna. Dietro ogni voce c’è sempre una persona viva e un sentimento
da comunicare, espresso o temuto. La voce grida nel deserto che è il luogo della non
vita e della aridità, dove facilmente da soli si muore. Il profeta Isaia chiede di preparare
una strada nel deserto, cioè di rendere anche il deserto percorribile perché ciò che oggi
appare un ostacolo può essere una via di salvezza. Mt invece pone la voce nel deserto
perché ora la strada è già segnata, basta percorrerla predisponendosi interiormente.
Preparare la via del Signore, nella logica dell’incarnazione contemplata dal punto di vista
della fine, significa predisporre la propria vita come progetto essenziale all’interno di
una visione più grande: nell’economia della vita del mondo, ognuno di noi è indispensabile
perché portatore di quella porzione di verità essenziale e necessaria per la comprensione
dinamica e totale del cosmo intero e quindi della verità finale. Nessuno può
dire di essere inutile, perché ognuno di noi «è» il mondo intero, il regno di Dio, la speranza,
la pace universale. Senza di noi il mondo e il regno di Dio somiglierebbero ad
un mosaico senza un tassello. Preparare la via del Signore, significa trovare se stessi e individuare
il percorso da compiere per giungere alla prospettiva di Dio che è la pienezza
delle singole persone e dell’insieme dei popoli.
La prima lettura ci parla di un germoglio che spunta da un tronco secco: questa è la
prospettiva di Dio che riesce a trovare anche nel legno secco quel pizzico di linfa che
fa emettere un germoglio che porta in sé l’annuncio di una nuova primavera. È vero!
Anche le pozzanghere riflettono il sole, senza mai sporcarlo. Ognuno di noi, per quanto
devastato possa essere dal male o dalla sofferenza porta in sé sempre uno sprazzo
di luce e di verità, forse flebile, ma di certo importante ed essenziale per la comprensione
dell’insieme e della totalità del mondo. Nessuno di noi ha il diritto di privare il
mondo del senso del proprio essere. Tutte le contraddizioni della natura si ricomporranno:
il lupo pascola con l’agnello, il leopardo farà la siesta con il capretto, il vitello e
il leoncello mangeranno l’uno accanto all’altro, la mucca e l’orsa giocheranno insieme:
sarà sufficiente un bambino a tenerli a bada. Tutte le contraddizioni hanno sempre
dentro di sé la propria soluzione: basta volere preparare la via, cioè predisporre i
mezzi per giungere a raddrizzare i sentieri, cioè prendere coscienza dei propri limiti e
delle proprie doti per sapersi affidare alla misericordia di Dio che non rifiuta alcuno.
È cominciato lo scempio del Natale, il rito dell’obbligo, la liturgia delle falsità: si fa finta
di fare sul serio perché bisogna rispondere alle aspettative che noi pensiamo che gli
altri abbiano: bisogna fare i regali, essere buoni, stare insieme; dobbiamo farlo per i figli,
per i genitori… e perdiamo un’occasione per essere veri e pensare al mistero della
nostra «incarnazione» che esige la sincerità della nostra consistenza che si traduce nell’essere
e nel fare ciò che veramente corrisponde alla nostra vita, alla nostra anima, al
nostro bisogno di autenticità. Non si può vivere di finta. Cominciamo noi a smitizzare
il Natale commerciale e a scegliere l’austerità come criterio di vita e partecipazione al
dolore e alla miseria che affligge tre quarti dell’umanità lontano e vicino a noi. Dio
non giudicherà per sentito dire, ma in base all’accoglienza che avremo riservato agli altri
in quanto immagine di Cristo che si fa servo d’Israele perché egli è la promessa fat -
ta ai padri. Celebrare l’Eucaristia nel tempo di Avvento significa prendere coscienza
che siamo servitori della verità che è già dentro di noi, ma verso la quale corriamo perché
è inesauribile e solo lo Spirito può contenerla, quello stesso Spirito che invochiamo insieme.
ACCENSIONE II CERO D’AVVENTO
Giovanni ci invita a preparare la strada del Signore
cambiando i nostri atteggiamenti
INVOCAZIONI PENITENZIALI
Germoglio di vita nuova sulle radici inaridite dell’umanità: rinvigoriscici e rinnovaci! Signore, pietà!
Fuoco che consuma le nostre menzogne e le ingiustizie che distruggono il mondo: salvaci e perdonaci.
Cristo, pietà!
Amore sconfinato che ci accogli nell’abbraccio del Padre: rendici capaci di amare. Signore, pietà!
PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA - COLLETTA
+ O Padre, grande e misericordioso, suscita in noi il desiderio di cambiare. Rinnovàti dal tuo Spirito, sappiamo agire nella giustizia e con mitezza, per costruire la pace che il tuo Figlio Gesù ha fatto germogliare nel mondo, facendosi uomo come noi. Egli è Dio... Amen!
LITURGIA DELLA PAROLA
Dal libro del profeta Isaìa 11,1-10
[In quel giorno] un germoglio spunterà dal tronco della stirpe di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di Lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito che dà sapienza e intelligenza, consiglio e fortezza, conoscenza e amore per il Signore. Si compiacerà di obbedire a Dio. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma tratterà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. (…) La giustizia e la fedeltà saranno legate a lui come una fascia ai lombi e una cintura ai fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà che tutti i popoli seguiranno il discendente della stirpe di Iesse e lo cercheranno con ansia dove si manifesterà la sua presenza gloriosa.
Parola di Dio!
Salmo responsoriale - 71
R./ Vieni, Signore, re di giustizia e di pace!
1. O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.
2. Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
3. Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
4. La sua fama duri in eterno,
e quanto il sole la sua discendenza
In lui siano benedetti i popoli del mondo
e tutti lo dicano beato.
Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Romani 15,4-9
Fratelli e sorelle. Tutto ciò che è stato scritto [nella Bibbia] prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché con la perseveranza e la consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. Dio, che dona perseveranza e consolazione, vi renda capaci di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate lode a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la manifestazione gloriosa di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore degli ebrei per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei patriarchi; gli altri popoli invece lodano Dio per la sua misericordia, come sta scritto nella Bibbia: “Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome” (Salmo 18,50). Parola di Dio!
Alleluja, alleluja!
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Alleluja!
+ Dal vangelo secondo Matteo
3,1-12
In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (40,3).
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Parola del Signore!
PROFESSIONE DI FEDE-SIMBOLO DEGLI APOSTOLI
Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
LA PAROLA SI FA PREGHIERA
+ Fratelli e sorelle, oggi la parola del Signore apre il nostro cuore alla sua venuta: si realizza la promessa di un mondo nuovo. Lo chiediamo nella nostra unanime preghiera:
R./ Vieni, Signore e illumina il mondo!
1. Dona alla tua Chiesa una continua conversione, perché prenda decisioni coraggiose nella difesa della giustizia e dei poveri, ti preghiamo.
2. Raddrizza i percorsi delle nazioni, i pensieri dei governanti, perché la pace non sia solo un desiderio, ma un impegno quotidiano, ti preghiamo.
3. Aiutaci a cambiare ogni giorno il nostro modo di pensare e di agire, senza paura, ma fidandoci di te, ti preghiamo.
4. Donaci di vivere questa Eucaristia come anticipo del tuo regno di riconciliazione e di pace, ti preghiamo.
[Intenzioni particolari]
DALLA PAROLA ALL’EUCARISTIA
+ Ti ringraziamo, Padre, tu sei fedele: la parola di Cristo, tuo Figlio è “come fuoco consuma ciò che ha cadere e lascia in piedi solo la Verità”. Oggi, con il suo Spirito, feconda la nostra esistenza con il pane e il vino che ti presentiamo. Egli verrà presto a raccoglierne il frutto: è Dio, vive e regna per sempre con te e in mezzo a noi. Amen!
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERA EUCARISTICA - Acclamazioni
+ Prendete, e mangiate… per voi.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!
+ Prendete, e bevetene… memoria di me.
- Grazie, Gesù, che ci vuoi bene!
+ Mistero della fede!
Annunziamo la tua morte, Signore…
+ E ora siamo qui riuniti… nostra vita.
- Vieni, Signore Gesù, vieni presto tra noi!
(si ripete durante la preghiera eucaristica)
ALLA COMUNIONE
Voce che grida: nel deserto preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Accendi la vita... e illumina il mondo
Accendi una LUCE… e illumina il MONDO!
Ti sembra che il mondo di oggi abbia bisogno di essere illuminato?
...se il mondo è al buio, accendi tu una luce!
Quando ti lasci trasportare dai tuoi istinti,
pensi solo a te stesso e ai tuoi bisogni da soddisfare
senza preoccuparti degli altri… il mondo è al buio!
Abbiamo accolto l’invito del vangelo di Matteo: “State pronti!” (24,37-44)
Se accendi il CUORE allora si accende la VITA!
Ascolta la voce di Giovanni: “Cambiate modo di vivere!” (Mt 3,1-12)
50 milioni di persone che ogni muoiono per mancanza di cibo
e dell’indispensabile: tra 50 anni, se non cambiamo stile di vita
e sistema economico, le future generazioni, i nostri stessi figli,
non potranno sopravvivere. (Rapporto ONU 2009)
Siamo dentro un sistema che permette a pochi di papparsi
quasi tutto difendendo con le armi il proprio stile di vita
(1.000 miliardi in euro negli ultimi 3 anni per gli armamenti).
“E io… che c’entro, che ci posso fare?...”
Anzitutto riconoscere la cecità nella quale ci arrabattiamo
e imporci la consapevolezza che tutto questo mi riguarda: I CARE!
Voce di uno che grida nel deserto: “Raddrizzate… la vostra vita!”.
La lasceremo gridare nel deserto del nostro mondo,
insieme alle migliaia di grida inascoltate?!!
O ci uniremo a questo coro per gridare la nostra attesa,
il nostro desiderio… il nostro sogno: Vieni, Signore, a salvarci!
GESU’ ha iniziato la sua opera tra noi e la porterà a compimento
attraverso la nostra azione. Deponiamo gli atteggiamenti disfattisti
e delusi, vestiamoci della sua giustizia e camminiamo alla sua luce.
Ti sembra che il mondo di oggi abbia bisogno di essere illuminato?
...se il mondo è al buio, accendi tu una luce!
Quando ti lasci trasportare dai tuoi istinti,
pensi solo a te stesso e ai tuoi bisogni da soddisfare
senza preoccuparti degli altri… il mondo è al buio!
Abbiamo accolto l’invito del vangelo di Matteo: “State pronti!” (24,37-44)
Se accendi il CUORE allora si accende la VITA!
Ascolta la voce di Giovanni: “Cambiate modo di vivere!” (Mt 3,1-12)
50 milioni di persone che ogni muoiono per mancanza di cibo
e dell’indispensabile: tra 50 anni, se non cambiamo stile di vita
e sistema economico, le future generazioni, i nostri stessi figli,
non potranno sopravvivere. (Rapporto ONU 2009)
Siamo dentro un sistema che permette a pochi di papparsi
quasi tutto difendendo con le armi il proprio stile di vita
(1.000 miliardi in euro negli ultimi 3 anni per gli armamenti).
“E io… che c’entro, che ci posso fare?...”
Anzitutto riconoscere la cecità nella quale ci arrabattiamo
e imporci la consapevolezza che tutto questo mi riguarda: I CARE!
Voce di uno che grida nel deserto: “Raddrizzate… la vostra vita!”.
La lasceremo gridare nel deserto del nostro mondo,
insieme alle migliaia di grida inascoltate?!!
O ci uniremo a questo coro per gridare la nostra attesa,
il nostro desiderio… il nostro sogno: Vieni, Signore, a salvarci!
GESU’ ha iniziato la sua opera tra noi e la porterà a compimento
attraverso la nostra azione. Deponiamo gli atteggiamenti disfattisti
e delusi, vestiamoci della sua giustizia e camminiamo alla sua luce.
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CON TUTTA LA CHIESA,
Treglio in cammino
sabato 27 novembre 2010
Approfondiamo la parola domenicale: Matteo 23,37-44
Le lectio del prete Carmine Miccoli
Chiesa del Purgatorio – Lanciano (CH)
“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Matteo 23,42)
+ O Padre, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascoltare
la tua parola: in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà. Fa’
tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua e perché non troviamo condanna nella
tua parola, letta, ma non accolta, meditata, ma non amata, pregata, ma non custodita,
contemplata, ma non realizzata, manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e
a guarire i nostri cuori. Solo così il nostro incontro con la tua parola sarà rinnova -
mento dell’alleanza e comunione con te e con il Figlio e lo Spirito Santo, Dio benedetto
nei secoli dei secoli. A.: Amen.
L.: Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Matteo 23, [4a.36]37-44;
(trad. CEI 2008).
[4a Gesù rispose ai suoi discepoli: 36 «Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno lo sa,
né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.] 37 Come furono i giorni di Noè,
così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38 Infatti, come nei giorni che precedettero il
diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al
giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio
e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40 Allora due uomini saranno
nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41 Due donne macineranno
alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42 Vegliate dunque, perché non sapete
in quale giorno il Signore vostro verrà. 43 Cercate di capire questo: se il padrone di
casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe
scassinare la casa. 44 Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo».
Note di esegesi per la comprensione del testo
Il brano del vangelo è un centone, raccoglie cioè idee e parole che Gesù ha pronunciato
in occasioni diverse e che Mt mette insieme per descrivere in termini
tragicamente apocalittici la fne di Gerusalemme come premessa della fne del
mondo. Lo fa con le categorie mentali del suo tempo. La domanda a cui Mt vuole
rispondere è: «Come può la comunità cristiana riconoscere i segni che annunciano
gli avvenimenti degli ultimi giorni?». A questa domanda, la comunità dell'evangelista
Mt risponde in modo articolato con tre piccole parabole: a) il fco che annuncia
la primavera (24,32-35, assente nella liturgia domenicale e nel brano ascoltato);
b) il diluvio di Noè (24,36-41) e infne il proprietario e il ladro (24,42-44).
La caduta di Gerusalemme è inevitabile perché il Figlio dell’uomo con la sua persona
ha sostituito il Tempio, cioè il centro della vita stessa della santa città (Mt
23,38-39; 26,61-64). In questo modo pare che la caduta della città santa coincida
con il «giorno del Signore» che si presenta improvvisamente, come avvenne per il
diluvio che piombò sull’umanità senza preavviso, creando inevitabilmente una discriminazione:
alcuni furono risparmiati, altri caddero vittime (vv. 40-41 con Mt
24,19-22; cf. Gen 7,23). Allo stesso modo, i sopravvissuti alla caduta di Gerusalemme
formeranno un «piccolo resto» (cf. Ger 44,12.28), premessa e sorgente di un
nuovo popolo rinnovato, quasi una riedizione della famiglia di Noè che ripopola la
terra dopo la distruzione delle acque. Questo ricordo del diluvio è un modo per
dire che gli stessi discepoli e la prima comunità cristiana usavano, nell'incertezza
sulla data della fne del mondo, cercando nella Bibbia esempi che potessero richiamare
la vigilanza e la consolazione: se, a differenza di quanto fecero i contemporanei
di Noè, ci prepariamo a questo giorno e stiamo pronti, noi possiamo essere
il «resto» che ha la missione di ricominciare la nuova umanità. La caduta di
Gerusalemme è quindi la fne di una religione «chiusa» particolaristica, mentre il
«resto» si apre ad una prospettiva di universalità senza limiti.
La breve parabola del proprietario e del ladro (vv. 43-44) è probabilmente la ripresa
di un fatto di cronaca che impressionò l’opinione pubblica. Gesù se ne serve
per illustrare il suo pensiero. Gerusalemme sarà sorpresa come il ladro ha
sorpreso il proprietario e lo ha derubato: chi è negligente ne paga le conseguenze
(1Ts 5,2-4; 2Pt 3,10; Ap 3,3) perché sarà sorpreso senza preavviso. Coloro che invece
vivono la vita consapevolmente, aspetteranno e sperimenteranno la venuta
del Signore senza angoscia e senza traumi: sarà un incontro vitale.
La caduta di Gerusalemme per la Chiesa primitiva ha avuto lo stesso valore di un
parto: si è staccata dal giudaismo e ha cominciato a camminare autonomamente
per le strade del mondo con un sentire senza confni e aprendosi ad ogni cultura
e popolo. Per uscire dall’isolamento che può diventare isolazionismo anche religioso,
è necessario vivere la vigilanza che è l’attenzione che si presta agli avvenimenti
che accadono e la capacità di coglierne la portata e il signifcato alla luce
della risurrezione del Signore.
Essere vigilanti non signifca quindi essere preoccupati di ciò che può succedere
di strano, ma unicamente essere capaci di vivere in profondità la vita che accade
comunque, anche a nostra insaputa. In linguaggio moderno possiamo dire che la
vigilanza è il discernimento attento e partecipato di ciò che viviamo sia come singoli
che come popolo. La vigilanza ha in sé anche una componente psicologica
che si chiama desiderio di andare oltre, di raggiungere uno scopo per cui vigilanza
e desiderio di futuro sono le due molle che spingono la nostra anima ad essere
sempre presente in ciò che siamo e che viviamo.
Ci domandiamo: per essere libero o libera devo assistere alla caduta della «mia»
Gerusalemme; so darle un nome? Quando e se vedo cadere la «mia» Gerusalemme
» come reagisco? Fuggo da me stesso, nascondendomi, oppure so stare «lì» in
attesa di prendere coscienza di ciò che sta accadendo per mettere in moto gli
strumenti e i sentimenti necessari per fare fronte alle diffcoltà? Come mi preparo
di fronte alle imprevedibilità che la vita porta sempre con sé? Mi lascio travolgere
dagli avvenimenti oppure vivo equipaggiandomi giorno dopo giorno, prestando
attenzione agli accadimenti ordinari e straordinari della vita? Vivo rassegnato o
cerco di cogliere in ogni cosa e persona che incontro ciò che c’è oltre la superfcialità
di apparenza? Ho coscienza che l'ascolto della Parola è il luogo sacramentale
che anticipa e prepara alla fne come ad un incontro con una Persona viva,
che qui ed ora possiamo già sperimentare? Se abbiamo coscienza di essere una
assemblea convocata dalla Parola e per questo resa sacramento che rappresenta
e vive la totalità dell’umanità, allora possiamo intraprendere di nuovo il cammino
per andare incontro al Signore che viene con fducia e gioia, pellegrini verso la
convergenza fnale insieme ai popoli della terra sul monte del Signore, ossia nell'esperienza
della conoscenza di Dio nella fraternità tra di noi.
- pro manuscripto -
Chiesa del Purgatorio – Lanciano (CH)
“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Matteo 23,42)
+ O Padre, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascoltare
la tua parola: in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà. Fa’
tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua e perché non troviamo condanna nella
tua parola, letta, ma non accolta, meditata, ma non amata, pregata, ma non custodita,
contemplata, ma non realizzata, manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e
a guarire i nostri cuori. Solo così il nostro incontro con la tua parola sarà rinnova -
mento dell’alleanza e comunione con te e con il Figlio e lo Spirito Santo, Dio benedetto
nei secoli dei secoli. A.: Amen.
L.: Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Matteo 23, [4a.36]37-44;
(trad. CEI 2008).
[4a Gesù rispose ai suoi discepoli: 36 «Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno lo sa,
né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.] 37 Come furono i giorni di Noè,
così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38 Infatti, come nei giorni che precedettero il
diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al
giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio
e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40 Allora due uomini saranno
nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41 Due donne macineranno
alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42 Vegliate dunque, perché non sapete
in quale giorno il Signore vostro verrà. 43 Cercate di capire questo: se il padrone di
casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe
scassinare la casa. 44 Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo».
Note di esegesi per la comprensione del testo
Il brano del vangelo è un centone, raccoglie cioè idee e parole che Gesù ha pronunciato
in occasioni diverse e che Mt mette insieme per descrivere in termini
tragicamente apocalittici la fne di Gerusalemme come premessa della fne del
mondo. Lo fa con le categorie mentali del suo tempo. La domanda a cui Mt vuole
rispondere è: «Come può la comunità cristiana riconoscere i segni che annunciano
gli avvenimenti degli ultimi giorni?». A questa domanda, la comunità dell'evangelista
Mt risponde in modo articolato con tre piccole parabole: a) il fco che annuncia
la primavera (24,32-35, assente nella liturgia domenicale e nel brano ascoltato);
b) il diluvio di Noè (24,36-41) e infne il proprietario e il ladro (24,42-44).
La caduta di Gerusalemme è inevitabile perché il Figlio dell’uomo con la sua persona
ha sostituito il Tempio, cioè il centro della vita stessa della santa città (Mt
23,38-39; 26,61-64). In questo modo pare che la caduta della città santa coincida
con il «giorno del Signore» che si presenta improvvisamente, come avvenne per il
diluvio che piombò sull’umanità senza preavviso, creando inevitabilmente una discriminazione:
alcuni furono risparmiati, altri caddero vittime (vv. 40-41 con Mt
24,19-22; cf. Gen 7,23). Allo stesso modo, i sopravvissuti alla caduta di Gerusalemme
formeranno un «piccolo resto» (cf. Ger 44,12.28), premessa e sorgente di un
nuovo popolo rinnovato, quasi una riedizione della famiglia di Noè che ripopola la
terra dopo la distruzione delle acque. Questo ricordo del diluvio è un modo per
dire che gli stessi discepoli e la prima comunità cristiana usavano, nell'incertezza
sulla data della fne del mondo, cercando nella Bibbia esempi che potessero richiamare
la vigilanza e la consolazione: se, a differenza di quanto fecero i contemporanei
di Noè, ci prepariamo a questo giorno e stiamo pronti, noi possiamo essere
il «resto» che ha la missione di ricominciare la nuova umanità. La caduta di
Gerusalemme è quindi la fne di una religione «chiusa» particolaristica, mentre il
«resto» si apre ad una prospettiva di universalità senza limiti.
La breve parabola del proprietario e del ladro (vv. 43-44) è probabilmente la ripresa
di un fatto di cronaca che impressionò l’opinione pubblica. Gesù se ne serve
per illustrare il suo pensiero. Gerusalemme sarà sorpresa come il ladro ha
sorpreso il proprietario e lo ha derubato: chi è negligente ne paga le conseguenze
(1Ts 5,2-4; 2Pt 3,10; Ap 3,3) perché sarà sorpreso senza preavviso. Coloro che invece
vivono la vita consapevolmente, aspetteranno e sperimenteranno la venuta
del Signore senza angoscia e senza traumi: sarà un incontro vitale.
La caduta di Gerusalemme per la Chiesa primitiva ha avuto lo stesso valore di un
parto: si è staccata dal giudaismo e ha cominciato a camminare autonomamente
per le strade del mondo con un sentire senza confni e aprendosi ad ogni cultura
e popolo. Per uscire dall’isolamento che può diventare isolazionismo anche religioso,
è necessario vivere la vigilanza che è l’attenzione che si presta agli avvenimenti
che accadono e la capacità di coglierne la portata e il signifcato alla luce
della risurrezione del Signore.
Essere vigilanti non signifca quindi essere preoccupati di ciò che può succedere
di strano, ma unicamente essere capaci di vivere in profondità la vita che accade
comunque, anche a nostra insaputa. In linguaggio moderno possiamo dire che la
vigilanza è il discernimento attento e partecipato di ciò che viviamo sia come singoli
che come popolo. La vigilanza ha in sé anche una componente psicologica
che si chiama desiderio di andare oltre, di raggiungere uno scopo per cui vigilanza
e desiderio di futuro sono le due molle che spingono la nostra anima ad essere
sempre presente in ciò che siamo e che viviamo.
Ci domandiamo: per essere libero o libera devo assistere alla caduta della «mia»
Gerusalemme; so darle un nome? Quando e se vedo cadere la «mia» Gerusalemme
» come reagisco? Fuggo da me stesso, nascondendomi, oppure so stare «lì» in
attesa di prendere coscienza di ciò che sta accadendo per mettere in moto gli
strumenti e i sentimenti necessari per fare fronte alle diffcoltà? Come mi preparo
di fronte alle imprevedibilità che la vita porta sempre con sé? Mi lascio travolgere
dagli avvenimenti oppure vivo equipaggiandomi giorno dopo giorno, prestando
attenzione agli accadimenti ordinari e straordinari della vita? Vivo rassegnato o
cerco di cogliere in ogni cosa e persona che incontro ciò che c’è oltre la superfcialità
di apparenza? Ho coscienza che l'ascolto della Parola è il luogo sacramentale
che anticipa e prepara alla fne come ad un incontro con una Persona viva,
che qui ed ora possiamo già sperimentare? Se abbiamo coscienza di essere una
assemblea convocata dalla Parola e per questo resa sacramento che rappresenta
e vive la totalità dell’umanità, allora possiamo intraprendere di nuovo il cammino
per andare incontro al Signore che viene con fducia e gioia, pellegrini verso la
convergenza fnale insieme ai popoli della terra sul monte del Signore, ossia nell'esperienza
della conoscenza di Dio nella fraternità tra di noi.
- pro manuscripto -
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