venerdì 14 maggio 2010

Approfondiamo la Parola domenicale. Ascensione del Signore


Parola che si fa Vita
Alcuni brani biblici a commento della Parola domenicale:
ci aiutano ad accoglierla come avvenimento di salvezza nella nostra vita.

Colossesi 1,5-20. 24-27; 3,1-4
Cristo fra voi: speranza della gloria.

Ebrei 10,19-23
Gesù Cristo, via nuova e vivente a Dio,
aperta nella sua carne.

Giovanni 14,1-14
Io sono la vera via alla Vita.

Esodo 33,12-23; 34,5-8
Il tuo volto ci accompagni
nel nostro cammino.

Romani 8,24-39
Nulla potrà separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù

Agenda settimanale: 17 - 23 maggio 2010

AGENDA SETTIMANALE
17 - 22 MAGGIO 2010
“UN MESE CON MARIA
INVOCANDO LO SPIRITO”

* * *
BENEDIZIONE FAMIGLIE
* * *
P. Roberto presiederà l’Eucaristia:
Lunedì, ore 21.00 in Paglieroni
Martedì, ore 21.00 in San Giorgio
Giovedì, ore 18.30 in chiesa p.le
ore 21.00 in Sacchetti.
In chiesa p.le, per Treglio centro,
la preghiera del Rosario
sarà tutti i giorni alle ore 18.30
* * *
Martedì 18, ore 10.00: Ritiro dei preti

Mercoledì 19, ore 21.00:
Condividiamo la Parola (in chiesa p.le)

Giovedì 20, ore 18.00: Rosario in chiesa p.le
ore 18.30: Messa
ore 21.00: Messa in C.da Sacchetti

Venerdì 21
ore 21.00: Preparazione Matrimonio

Sabato 22
PENTECOSTE DELLO SPIRITO
ore 17.00: Lanciano - Sala Mazzini
Convegno diocesano Laici:
“Verso la settimana sociale
dei Cattolici italiani”

ore 18.30: Messa in chiesa p.le

ore 21.00: Lanciano - Cattedrale
VEGLIA DI PENTECOSTE

DOMENICA 23
ore 9.00: Messa in San Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le
Prima Comunione di ALESSANDO,
ANDREA E BENITO LA PIETRA
CRISTINA CARRIERE
ELISA BERGHELLA

Una comunità che celebra - La Liturgia domenicale: Asensione del Signore/C 16 maggio 2010

Gesù Risorto rimane con noi per sempre


Invocazione penitenziale

Signore, tu ci porti al Padre, ma noi non vogliamo vivere da figli.
Signore, pietà!

Cristo, tu sei con noi ogni giorno e per sempre, ma noi non ti cerchiamo.
Cristo, pietà!

Signore, tu hai promesso di prenderci con te, ma noi non invochiamo la tua venuta.
Signore, pietà!

Inno di lode: Gloria a Dio…

Preghiera dell’assemblea
+ Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, nel celebrare questa liturgia di lode. Nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.
Egli è Dio e vive e regna... Amen!

LITURGIA DELLA PAROLA

Dagli Atti degli Apostoli
1,1...11

Nel mio [vangelo], ho già trattato, o Teòfilo (Amico di Dio), di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito santo, fra non molti giorni; avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo». Parola di Dio.

Salmo responsoriale - 46

R./ Ascende il Signore tra canti di gioia.

[Jubilate Deo, omnis terra.
Servite Domino in laetitia. Alleluja!]

1. Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia,perché meraviglioso è il Signore, l’Altissimo,grande re su tutta la terra.
2. Ascende Dio tra le acclamazioni,il Signore al suono di tromba.Cantate a Dio, cantate inni,cantate al nostro re, cantate inni!
3. Perché Dio è re di tutta la terra,cantate inni con solennità.Dio regna sulle nazioni,Dio siede sul suo trono santo.

Dalla lettera agli Ebrei
9,24...28; 10,19...23

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, allo scopo di presentarsi ora al cospetto di Dio in nostro favore. Egli, una volta sola, ora, nella pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso, allo scopo di togliere i peccati di molti; apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza. Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso la sua carne, accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso. Parola di Dio.

Alleluja, alleluja!
Andate e insegnate a tutti - dice il Signore. Ecco io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del tempo. Alleluja!

+ Dal vangelo secondo Luca
24,26-53

Mentre i discepoli erano riuniti insieme, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia, e stavano sempre nel Tempio lodando Dio. Parola del Signore!

Professione di Fede - Simbolo Apostolico

Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

la Parola si fa Preghiera

+ Fratelli e sorelle, Gesù sta alla destra del Padre e intercede continuamente per noi suoi fratelli e per tutti gli uomini. Egli è fedele in quello che ci ha promesso:
R/ Resta con noi, Signore!

1. Con la tua Chiesa che cammina nel tempo, perché sia segno della tua presenza e luogo di comunione con te e tra gli uomini, ti preghiamo.

2. Con coloro che hanno responsabilità politiche ed economiche, perché cerchino la giustizia e il diritto, e non i loro interessi personali, ti preghiamo.

3. Con gli uomini che soffrono nella solitudine e nello smarrimento, perché si dispongano con fede a farti agire nella loro vita, ti preghiamo.

4. Con Mattia che è stato battezzato e con Mattia che per la prima volta comunica al tuo Corpo, perché crescano nella vera amicizia con te, ti preghiamo.

5. Con la nostra comunità parrocchiale qui riunita, che gode della tua presenza, perché ci sentiamo tuoi testimoni con la forza del tuo Spirito, ti preghiamo.

dalla Parola all’Eucaristia

+ Ti ringraziamo, o Dio nostro Padre, perché non ci lasci soli: il tuo Figlio risorto è sempre con noi e il tuo Spirito ce lo rende presente. Che i nostri sguardi lo cerchino e i nostri cuori lo riconoscano ogni giorno, come oggi qui, nel pane e nel vino dell’eucaristia che portiamo a te.
Per Cristo, nostro Signore. Amen!

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Pentecoste 2010

Pentecoste 2010
per una società solidale

Spirito di Dio,
Vento che hai la forza
di cambiare questo mondo,
soffia fuori e dentro di noi.
Soffia qui, fra le case,
nelle strade delle nostre città:
tu ci spingi verso
il senso del tempo,
verso l’unità.
Vieni qui,
non nasconderti!
Abbiamo bisogno
della tua presenza.
Spirito che dai vita al mondo;
cuore che batte nel profondo, l

ava via le macchie della terra
e donale la libertà!
Rialzaci e cura le ferite;
riempi le nostre mani vuote.
Siamo così spesso senza meta.
Senza te cosa faremmo?

Spirito, oceano di Luce,
parlaci.
Traccia a fili d’oro la storia
e intessila d’eternità.
Amen!


Settimana di preghiera
per la Pentecoste 2010

Verso la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani
Reggio C. 14-17 ottobre


15 maggio: Affidiamo allo Spirito
l’impegno per dare futuro
ai giovani nel lavoro.

16 maggio: Affidiamo allo Spirito progetti governativi
che sostengano le famiglie.

17 maggio: Affidiamo allo Spirito gli sforzi di cooperazione
internazionale.

18 maggio: Affidiamo allo Spirito la fame e la sete di giustizia.

19 maggio: Affidiamo allo Spirito l’impegno politico
per il bene comune e il creato.

20 maggio: Affidiamo allo Spirito la lotta contro ogni sistema
mafioso e di omertà.

21 maggio: Affidiamo allo Spirito il dovere dell’accoglienza
e il diritto all’integrazione.


Pentecoste 2010 - La preparazione e la celebrazione nella nostra diocesi di Lanciano-Ortona

Preparazione

Viene proposta dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali una preghiera specifica da utilizzare in tutte le chiese della diocesi, prima - durante o dopo le celebrazioni dei giorni 15 - 21 Maggio, con un’intenzione quotidiana. Nelle chiese dove sono presenti aggregazioni laicali questa preghiera può essere guidata da loro.

Convegno: Sabato 22 - Lanciano
Sala Mazzini: ore 17.00 - 20.00

Dato il particolare momento socio politico vogliamo promuovere nella diocesi un incontro aperto a tuttiin preparazione alla 46° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Reggio C. dal 14 al 17 ottobre 2010

ore 21.00: Veglia di Pentecoste in Cattedrale di Lanciano

Ci è sembrato opportuno concentrare, in questo momento di preghiera e di riflessione, la nostra rinnovata comunione con il nostro pastore Benedetto XVI. Nella nostra Veglia di Pentecoste pregheremo e rifletteremo sul valore e il significato del ministero petrino nella comunione della chiesa universale. Saremo guidati dal tema:
”Con PIETRO: Tu lo sai che io ti amo”.

venerdì 7 maggio 2010

Le lectio del prete Carmine Miccoli

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace...” (cf. Gv 14,27)

Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Giovanni
(Gv 14,23-29; trad. CEI 2008; tra [ ] le parti omesse o aggiunte dalla liturgia).

[Gesù disse ai suoi discepoli:] 23 «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre
mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi
ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre
che mi ha mandato. 25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.
26 Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà
ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27 Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non
abbia timore. 28 Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste,
vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29 Ve l’ho detto
ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Segue la meditazione della Parola proposta dalla guida della celebrazione; dopo un momento personale di
silenzio per la lectio, si prosegue con la condivisione comune sulla Parola ascoltata. Al termine, ognuno
dei presenti può proporre un’intenzione di preghiera; ad ognuna, l’assemblea canta o risponde con un’acclama -
zione. Si conclude con la preghiera del Padre nostro… [e la benedizione finale].
Note di esegesi per la comprensione del testo
Il brano del vangelo di Gv è la conclusione dei «discorsi di addio» di Gesù durante
la cena pasquale (cf. Gv 13-16). La prima parte del brano è la risposta di Gesù a
Giuda Taddeo che chiede: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e
non al mondo?» (v. 22, qui assente). Giuda è deluso perché immaginava che Dio si
sarebbe manifestato in forma strepitosa al modo del Sinai e come aveva descritto
il profeta Ezechiele: Gesù risponde che Dio porrà la sua Shekinàh/Dimora in colui/
colei che osserverà e custodirà la sua parola. Questa affermazione sul «custodire
la parola» è continuamente ripetuta nei discorsi di addio (cf. Gv 14,15.21.23;
15,10.12.17). Il Dio di Gesù Cristo non ha più bisogno di un «luogo», ma ogni
cuore libero diventa il nuovo Tempio della sua Presenza. Sostiamo in ascolto di
questa parola, ripercorrendola lungo i vari versetti, per essere noi stessi luogo in
cui Dio compie la sua alleanza.
1. «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Amare è osservare la parola
della persona amata. Il verbo osservare ha due signifcati: guardare con attenzione
e custodire, salvare. Noi siamo abituati ad «ascoltare» la parola, ma non a
guardarla, perché la consideriamo come uno strumento. La parola che noi pronunciamo
è la nostra anima che risuona, si esprime, si rende accessibile. Bisogna
avere rispetto per ogni parola, come per un essere vivente, composta di corpo
(le lettere) e di anima (il senso). La Mishnàh, nel trattato Pirqè Avòt (Massime dei
Padri), insegna che prima ancora di creare il mondo, Dio aveva creato dieci cose,
tra cui le «lettere dell’alfabeto» con cui avrebbe scritto le Tavole della Toràh (cf.
V,6). Gv dirà ancora di più: la Parola immortale prende corpo, anzi «carne» per essere
visibile e toccabile (cf. 1,14). Guardare attentamente la parola signifca entrare
in sintonia di vita e di sentimenti con la persona che la contiene. Allo stesso
modo custodire la parola signifca farsi carico della comunicazione con l’altro,
quasi come lo scrigno in cui conservare il tesoro prezioso che è la persona amata
fatta parola. Amare è diventare la parola che è l’altro/a, che a sua volta diventa
la perla preziosa per la quale vale la pena vendere tutto come il mercante della
parabola evangelica (Mt 13,45-46).
2. «Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora
presso di lui». L’amore che si fa custodia e contemplazione esplode in
una relazione generativa: evoca la paternità/maternità, che a sua volta si trasforma
in dimora che dà accoglienza e riparo. Al tempo di Gesù, uno dei nomi con cui
veniva sostituito il nome di YHWH era Shekinàh, che noi traduciamo con Presenza,
ma che etimologicamente signifca «Dimora», cioè il luogo dove Dio può essere
incontrato e dove abita per srotolare la propria esistenza affettiva e relazionale
insieme al suo popolo. Dio assume le modalità umane: come noi ha bisogno di
uno spazio dove rendere visibili gli affetti e le relazioni; la nostra dimora è parte
di noi stessi, anzi essa è il prolungamento del nostro corpo perché diventa lo spazio
vitale dove noi siamo e ci sentiamo al sicuro. La dimora è il simbolo dell’utero
materno che si fa tenerezza generativa. Il brano di oggi vuole aiutarci a
rispondere alla nostra ricerca di Dio, per entrare in comunione con lui.
Guardando alla storia della salvezza codifcata nella Bibbia, assistiamo ad un
processo straordinario di spiritualizzazione, che va dalla povertà della Tenda del
deserto alla sontuosità del Tempio di Salomone per giungere nell’AT alla presenza
spirituale della Sapienza che si presenta come «casa» (Pr 9,1;14,1; cf. Sir 21,18), e
che nel NT diventa la dimora spirituale di Dio stesso nel cuore degli esseri umani
(cf. Gv 14,23).
a) Nell’AT durante il pellegrinaggio dall’Egitto alla Terra Promessa, la dimora per eccellenza
di Dio era la Tenda del Convegno (‘ohel mo’ed). Essa per necessità era mobile
e provvisoria, povera e spoglia, espressione sacramentale della fede come abbandono
e fducia da una parte e dall’altra come protezione e garanzia di comunione tra Dio e
il suo popolo.
b) Quando Israele divenne sedentario, la Tenda fu sostituita dal Tempio di Gerusalemme,
sognato da Davide e costruito da Salomone nel sec. X a.C. Il santuario è il segno
sacramentale della Presenza di Dio in mezzo al suo popolo e dovunque un Israelita
si trovi, per avere coscienza di sé basta che si volga in direzione di Gerusalemme
per trovare la sua dimensione e la sua pace.
c) Per Israele, Dio abita nel Tempio, che è il Santuario della «Shekinàh/Dimora»
(Gen 28,17; 1Sam 1,7.19; 5,4-5; Es 25,8; 1Re 6,8.11; 8,1-61); lo stesso Tempio, tuttavia,
è troppo materiale per contenere lo Spirito di Dio. Dio trasferisce la sua Sapienza
nell’anima dei giusti come afferma il Siracide (24,1-21).
d) I primi cristiani superano l’idea di un Dio localizzato in una costruzione di pietra
(cf. At 2,46; 3,1; 5,21-42; Lc 24,53) e danno forma defnitiva all’insegnamento sapienziale,
perché Dio ora è presente in ciascuna celebrazione da parte della sua assemblea
(1Cor 6,19-20; Rm 8,9; 1Ts 4,4-8; 2Cor 6,16-17; Ef 2,19-22), dovunque si raduni la comunità
orante. Dopo la risurrezione, al Tempio di pietra e alla Sapienza succede lo
Spirito del Risorto che è il garante della Shekinàh/Dimora di Dio nei suoi fgli/e, chiamati
a renderlo visibile nella condivisione del dono messianico della pace (shalom),
che è la somma di tutti di doni di Dio.
Amare è dimorare con la persona amata. Per noi questa dimora è la preghiera
come «luogo» in cui Dio si rende visibile e chi prega si lascia contemplare da Dio.
Solo quando noi saremo questo luogo allargato in cui dimorare con il Padre e il
Figlio, solo allora sapremo comprendere il valore delle parole e sapremo anche
custodirle nel cuore e negli occhi.
3. «Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio
nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi
ho detto». Il termine «Consolatore» è detto in greco Paràcletos e ricorre cinque
volte, solo in Gv, di cui quattro nei discorsi di addio (Gv 14,16.26; 15,26; 16,7;
1Gv 2,1). Il verbo base è kalèo, «parlo, chiamo». Da questo stesso verbo si formano
sia la parola paràcletos, «consolatore», sia il termine ekklesìa, «chiesa», accomunando
con una stessa espressione la presenza di Dio e la comunità dei credenti,
destinandoli anche ad esprimere lo stesso servizio nell'amore verso il mondo1.
4. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo,
io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore
». La pace è l’eredità di Gesù ai suoi discepoli, ma non nel senso di una eredità
morale: un genere di pace troppo povero e meschino, che dura lo spazio di un
proposito per essere immediatamente disatteso. In ebraico pace si dice shalòm;
nella tradizione biblica, questo termine è più di un augurio o di un saluto: prima di
tutto è un dono, non frutto degli sforzi umani, ma che si riceve in custodia. La
pace è affdata da Dio a coloro che vogliono essere «fgli/e di Dio», come garantisce
la sesta beatitudine in Matteo (5,9). In tutta la tradizione profetica, shalòm indica
la somma di tutti i beni messianici: in essa è contenuta la vita, la salvezza, la redenzione,
la liberazione, la gioia, il perdono, l’accoglienza, il servizio, l’amore (Is
2,2-4; 9,5-6; 11,1-9; 40,17-18; Zc 8,9-13; 9,9-10; ecc.). Lo stesso Messia è presentato
come «Principe della Pace» (Is 9,5).
Lo «shalòm» lasciato da Gesù ha una caratteristica ancora più intima: è la stessa
persona del Signore che si dona, per cui potremmo dire che «Pace» è il nome
nuovo del Signore risorto, la «dimora» dove Dio si rende presente nell’economia
dell'umanità nuova da lui inaugurata. Essa si oppone alla pace «del mondo», come
si oppone gratuità a interesse. Per il mondo, la pace è l’equilibrio di opposti interessi,
mentre lo «shalòm» che è Gesù s’identifca con la propria vita donata per
amore senza chiedere nulla in cambio. Solo nel dono non c’è turbamento, perché
la gratuità libera da ogni preoccupazione e timore (cf. 1Gv 4,17).
- pro manuscripto -
1 Nel sistema giudiziario semitico, il consolatore è una fgura giuridica che richiama quella
del go’el, «riscattatore/redentore». Quando uno veniva deferito in giudizio davanti agli anziani
radunati alla porta della città, se uno dei giudici, stimati e autorevole, si fosse alzato e
andasse a collocarsi «accanto» all’imputato, senza nemmeno proferire una sola parola,
quell’uomo era salvo sulla garanzia di colui che «rivendicava» la sua innocenza col suo
onore e la sua credibilità. In questo contesto, il «consolatore/redentore» è avvocato, perché
prende le difese di qualcuno e testimonia in suo favore.

Approfondiamo la Parola domenicale

PAROLA CHE SI FA VITA
Alcuni brani biblici a commento della Parola domenicale:
ci aiutano ad accoglierla come avvenimento di salvezza nella nostra vita.

Filippesi 4,1-9
Con voi il dono della Pace.

Isaìa 66,10...22
Dio farà scorre la Pace
tra noi come un fiume.

Romani 8,6-17
Il sentimento dello Spirito è Vita e Pace.

Efesini 2,4-18 Cristo è la nostra Pace.

Isaìa 52,1-12
Come è bello chi cammina
annunziando la Pace