venerdì 23 aprile 2010

Approfondiamo la Parola - Le lectio del prete Carmine Miccoli

“Io e il Padre siamo una cosa sola” (cf. Gv 10,30)

P.: O Padre, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascolta -
re la tua parola: in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà. Fa’
tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua e perché non troviamo condanna nella
tua parola, letta, ma non accolta, meditata, ma non amata, pregata, ma non custodita,
contemplata, ma non realizzata, manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e
a guarire i nostri cuori. Solo così il nostro incontro con la tua parola sarà rinnovamento
dell’alleanza e comunione con te e con il Figlio e lo Spirito Santo, Dio bene -
detto nei secoli dei secoli. A.: Amen.


L.: Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Giovanni: 10, [22]27-30; trad. CEI 2008; tra [ ] le parti omesse dalla liturgia).

[22 Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 22 Gesù
camminava nel tempio, nel portico di Salomone. 24 Allora i Giudei gli si fecero attorno
e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a
noi apertamente».] 25 Gesù rispose [loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io
compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26 Ma voi non
credete perché non fate parte delle mie pecore.] 27 Le mie pecore ascoltano la mia
voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28 Io do loro la vita eterna e non andranno
perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29 Il Padre mio, che me le ha
date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30 Io e il Padre
siamo una cosa sola».


Note di esegesi per la comprensione del testo

Il brano del vangelo è la conclusione della prima parte del capitolo 10 di Gv, che
si compone di 42 versetti distribuiti in due parti: una parte relativa al pastore e
alle pecore (10,1-30) e una diatriba tra Gesù e i Giudei (10,31-42). Ora esaminiamo
solo la prima parte, per contestualizzare il brano ascoltato; essa si divide a
sua volta in tre unità letterarie:
a. (Gv 10,1-6) due parabole: la porta e il pastore (contrapposto ai ladri di pecore);
b. (Gv 10,7-21) sviluppo dei due temi precedenti;
c. (Gv 10,22-30): domanda sulla personalità di Gesù e risposta sulla fede.
Il brano è quindi ritagliato, in maniera maldestra, dalla terza unità di questa sezione.
Per cogliere il signifcato del discorso parabolico su cui Gv imposta il discorso
di Gesù e la sua rivelazione di comunione col Padre, bisogna cogliere il retroterra
biblico dell'immagine del “pastore”. Il primo riferimento d’obbligo è Ger 23,1-8
che è un’invettiva contro i pastori che disperdono le pecore e se ne sono disinteressati.
Gesù viene per sostituirsi ad essi e per raccogliere tutte le pecore perché
nessuna vada perduta. Il Targum dello stesso testo sostituisce la parola «gregge»
con «popolo» e il termine «pastore» con «capi», facendo così una applicazione
attualizzata1, sul modello di quella che fa anche Gesù. La stessa tecnica avviene
per Ez 34 che sviluppa il tema dell’opposizione tra Dio-pastore e i cattivi pastori.
Gv 10 riprende il vocabolario di Ez 34 nella versione della LXX, specialmente per
quanto riguarda i verbi e i sostantivi usati. Il Targum, rileggendo Ez 34, traduce
pastore con capo (cf. 34,23); principe con re (cf. 34,24); colle con tempio (cf. 34,26),
che diventerà così il nuovo ovile del raduno universale (cf. Targum Is 53,8; Mi 2,12-
13; 5,1-3); infne, traduce gregge con popolo (cf. 34,31), che è la casa d’Israele nel
suo rapporto di amore e santità con Dio (cf. la formula sponsale: voi mio popolo, io
vostro Dio). In Ez 34,24, sempre secondo il Targum, il nuovo capo di questo popolo
universale sarà un re messianico, secondo il volere di Dio stesso e della sua Parola.
L’ecumenismo e l’unità non possono essere strumentali o scelte pastorali, ma
conseguenza logica di un’autentica conversione al cuore di Dio che ha in se stesso
le ragione del raduno universale. Ecco di seguito lo schema che riporta il profeta
Ezechiele e il Targum:
Ez 34,23 Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide.
Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore.
Targum Susciterò per loro un capo che le pascerà, Davide, mio servo, le
pascerà e sarà loro capo.
Ez 34,24 Io, il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe
(eb.: nassî, “principe”; gr.: àrchon, “capo, condottiero”).
Targum Io, il Signore, sarò loro Dio e il mio servo Davide sarà re (malka’)
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1 Allo stesso modo, ad esempio, fa del termine «germoglio di Davide» in Ger 23,5, cui attribuisce
un valore messianico, da cui dipende la lettura neotestamentaria.
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in mezzo a loro. Io, YHWH, l’ho deciso per la mia Memrà [=Parola,
uno dei Nomi di Dio].
Ez 34,26 Farò di loro e delle regioni attorno al mio colle (eb.: gib‘atî, “colle,
collina”; gr.: “monte, colle”) una benedizione: manderò la pioggia a
tempo opportuno e sarà pioggia di benedizione.
Targum Io li stabilirò attorno al mio tempio e saranno benedetti e io
manderò loro la pioggia di primavera a suo tempo. Saranno piogge
di benedizione.
Ez 34,31 Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro
Dio: Oracolo del Signore Dio.
Targum Voi, mio popolo, il popolo sul quale il mio Nome è stato invocato,
siete la casa d’Israele e io sono il vostro Dio. Oracolo del Signore.
Per l’apocrifo Libro di Enoch, risalente al II-I sec. a.C., il pastore del gregge prepara
un nuovo Tempio in sostituzione di quello che era stato distrutto (cf. 90,28-36).
Allo stesso modo anche l’Apocalisse, che viene scritta alla fne del I sec. d.C., sostituisce
la Gerusalemme distrutta con una nuova Gerusalemme che discende dal
cielo, da Dio (cf. Ap 21,2). Ancora, il Sal 118[117],20 è reso dal Targum: «Questa è
la porta del tempio di YHWH, i giusti vi entreranno»; anche l’invito di Zc 11,1
verrà, dai rabbini di Yavne (Talmud B. Yoma 39b), applicato al Tempio. Alla fne del I
secolo, quando viene redatto il IV Vangelo, anche la comunità cristiana giovannea
s’inserisce in questa tradizione interpretativa pluralista e applica sia il tema del
pastore che quello del tempio al corpo di Gesù, cioè alla sua umanità (cf. Gv 2,19-
21).
Tutto questo che senso ha per noi oggi? Anche oggi si pone per noi la domanda
(cf. Mt 16,15): Chi è Gesù per noi, per me? Tante sono le opinioni, ognuna proporzionate
inversamente all’ignoranza che si ha delle Scritture e dell'esperienza
di fede che si ha in Lui. Questa domanda, paradossalmente, va fatta soprattutto
nelle Chiese, diventate luoghi dove Gesù diffcilmente può abitare perché cadute
nel torpore, nella paura e nell’alienazione. Dalla risposta dipende la nostra vita e
quella del mondo. Se Gesù è un santone, si capisce bene che non ha alcuna infuenza
sulle scelte economiche che determino i destini dell’umanità e su quelle
politiche gestite per interesse personale in sfregio al bene comune. Quando questa
economia e questa politica sono appoggiate direttamente dalla gerarchia e da
larga parte del mondo cattolico, signifca che la degenerazione morale è arrivata a
profondità inverosimili e si è smarrita la bussola del Vangelo, messo da parte a
vantaggio del potere dei più forti, applicato magari “in nome di Dio”. Se Gesù è
Dio, come ci dice di essere, e le sue parole sono credibili, allora non esistono
scelte economiche o politiche indifferenti: le Beatitudini e il “Padre nostro” sono
Parola viva di Dio che fa la differenza, radicale e incolmabile, e che ci chiede di
stare dalla parte dei poveri, degli oppressi e dei crocifssi della storia; le scelte che
determinano la sopravvivenza della maggior parte dell’umanità diventano scelte
che coinvolgono anche Dio: le cose che facciamo ogni giorno, le singole parole
che pronunciamo, le relazioni che intratteniamo, le omissioni che viviamo, tutto
entra a fare parte del mondo di Dio, chiamandolo in causa e rendendoci
responsabili verso di lui.
Chi è Gesù per me? Che senso hanno i verbi del vangelo di oggi ascoltare, conoscere,
seguire (cf. Gv 10,27)? Essi presuppongono una relazione di vita, intima e
coinvolgente: si ascolta un maestro, si conosce un amico, si segue un testimone
credibile. Gesù stesso con questi verbi c’invita a lasciare agli speculatori il campo
delle spiegazioni e, al contrario, a scendere al livello della vita che si respira nella
fatica quotidiana. Ascoltare è l’arte più diffcile, perché presuppone che l’ascoltante
si metta dalla parte dell’altro, lo scelga come importante per sé e si lasci trafggere
dalle parole pronunciate. Conoscere presuppone una relazione affettiva che si
basa sul dono di sé all’altro perché l’altro ne disponga in modo libero e sovrano.
Seguire presuppone una scelta di vita e la decisione di muoversi dietro qualcuno
per cui vale la pena mettere in gioco la stessa vita.
Di fronte alla rivelazione della divinità di Gesù, si può essere credenti o increduli,
coinvolti oppure estranei. La religiosità di oggi, quella che alcuni ambienti tradizionalisti
della Chiesa vogliono ripristinare e rafforzare, è piena di superstizioni e
convinzioni che per un verso permettono di controllare l’appartenenza alla religione
come sistema di controllo psicologico e sociale, per l’altro nascondono il
volto di Dio manifestato in Gesù, il Cristo, ridotto a puro ornamento murale, a
simbolo di civiltà, a mero accessorio buono da portare in processione, ma insignifcante
per la vita quotidiana, dove solo il sale della fede può dare sapore. Rispondere
alla domanda del IV vangelo è il senso della vita intera ed è anche lo scopo
per cui partecipiamo all'ascolto della Parola, alla celebrazione dell’Eucaristia, alla
vita comune della Chiesa, come scuola in cui vivere nella conoscenza amorevole
di Gesù, esegeta del Padre (cf. Gv 1,18).
- pro manuscripto -

Approfodiamo la Parola domenicale - IV di Pasqua: 25 aprile 2010

PAROLA CHE SI FA VITA
Alcuni brani biblici a commento della Parola domenicale:
ci aiutano ad accoglierla come avvenimento di salvezza nella nostra vita.

1Pietro 13-23; 2,21-25
Eravate erranti,
come pecore senza pastore.

Ezechiele 34,11-16. 23-31
Dio stesso cercherà le sue pecore e ne avrà cura.

Giovanni 19,15-19 Pietro, mi ami?
Pasci le mie pecore.

1Giovanni 3,11-24 Siamo passati da morte
a vita perché amiamo.

Ebrei 13,1-3.5b-8.12-21
Gesù offre la sua vita per le sue pecore

Maggio: Mese Mariano 2010

Lunedì 3 maggio inizia comunitariamente
il Mese Mariano.
Come siamo soliti ci ritroveremo per Contrade,
in gruppi di preghiera anche nelle case
delle famiglie disponibili all’accoglienza.

P. Roberto sarà presente per presiedere
la celebrazione eucaristica:

Lunedì, ore 21.00 in Paglieroni

Martedì, ore 21.00 in San Giorgio

Giovedì, ore 18.30 in chiesa p.le
ore 21.00 in Sacchetti.

In chiesa p.le, per Treglio centro,
la preghiera del Rosario sarà tutti i giorni alle ore 18.30
(ore 18.00 il giovedì)

Agenda settimanale: 26 aprile - 2 maggio 2010

AGENDA SETTIMANALE
26 APRILE - 2 MAGGIO 2010
* * *
BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
IN SAN GIORGIO
* * *
Lunedì 26
ore 21.00: Messa in Paglieroni

Martedì 27
ore 18.30: Messa in San Giorgio

Mercoledì 28, ore 21.00:
Condividiamo la Parola (in chiesa p.le)

Giovedì 29
ore 18.30: Messa in chiesa p.le

Venerdì 30
ore 21.00: Preghiera per i Cresimandi
e Penitenziale per tutti

Sabato 1 maggio
SAN GIUSEPPE LAVORATORE
ore 11.00: Cresima di Confermazione
conferita dal vescovo Carlo G.

V DOMENICA DI PASQUA
ore 18.30: Messa in chiesa p.le

DOMENICA 2
ore 9.00: Messa in San Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le
ore 21.00: Preghiera in casa Bianco
* * *
Lunedì 3 maggio inizia comunitariamente
il Mese Mariano. Come siamo soliti
ci ritroveremo per Contrade, in gruppi
di preghiera anche nelle case delle famiglie disponibili all’accoglienza.
P. Roberto sarà presente per presiedere
la celebrazione eucaristica:
Lunedì, ore 21.00 in Paglieroni
Martedì, ore 21.00 in San Giorgio
Giovedì, ore 18.30 in chiesa p.le
ore 21.00 in Sacchetti.
In chiesa p.le, per Treglio centro,
la preghiera del Rosario sarà tutti i giorni alle ore 18.30 (ore 18.00 il giovedì)

Cresima di Confermazione: 1 maggio 2010

Sono cristiano: voglio diventarlo!

Questa è la professione di fede che
faranno davanti a tutti noi le ragazze
e i ragazzi che l’1 maggio riceveranno
la cresima di confermazione.
Per alcuni di loro è la realizzazione dell’iniziazione cristiana inaugurata
con il battesimo; per altri è una scelta
maturata in questi anni giovanili.
Per tutti la nostra preghiera e il nostro affetto perché vivano da cristiani
consapevoli e da protagonisti.

Giornata di Preghiera per le Vocazioni: Domenica 25 aprile 2010

Ho una bella notizia: io ho incontrato Gesù”.
(cf. Gv 1,41-42)

Domenica 25 Aprile 2010 si celebra la 47° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.

“Ho una bella notizia!
Io l'ho incontrato…”
E’ lo slogan scelto dal CNV per questa giornata nella “domenica di Gesù Pastore”. Propone a tutte le comunità cristiane oranti, che si ritrovano nel Giorno del Signore, di vivere un momento forte di sensibilizzazione, riflessione e preghiera sul significato e l’importanza della vita come “chiamata” per ogni battezzato.
In particolare, oggi vogliamo evidenziare tutte le “esistenze chiamate” che, con un Sì totale e radicale, hanno donato il proprio progetto di vita e la propria persona al servizio di Dio e degli altri, riconosciuti come fratelli e sorelle, bisognosi di consolazione, di speranza, di aiuto concreto nel cammino spesso nebuloso e confuso della vita.
La forte sottolineatura presente nel messaggio del Papa: “La testimonianza di vita suscita Vocazioni”. E’ l’invito, l’impegno, la profezia per tutti noi ad essere testimoni coerenti e sereni, in un mondo frastornato da tante “cattive notizie”; per raccontare la gioia di un incontro che può cambiare profondamente ogni esistenza: l’incontro con il Signore Gesù, il Vivente risorto!

INVOCAZIONE DELLO SPIRITO

Spirito Santo,
fuoco ardente di luce e calore,
donaci la passione per una profonda
intimità con il Signore,
per rimanere nel suo amore.
Come i discepoli di Gesù si sono scambiati
l’annuncio gioioso e stupito
dell’incontro con Lui,
dona a ciascuno di noi
la trasparenza del cuore
per raccontare, con gratitudine e meraviglia,
quello che di Lui abbiamo conosciuto,
vissuto e amato.
Rendi la nostra umile testimonianza,
segnata dalla scelta della croce
e accolta nella speranza
della gioia pasquale,
segno di fecondità e occasione preziosa
perché i giovani possano riflettere
sulla propria vocazione
con semplicità, fiducia e piena disponibilità.
Vergine Maria, Madre della Chiesa,
custodisci con tenerezza
ogni piccolo germoglio di vocazione;
possa divenire albero rigoglioso,
carico di frutti
per il bene della Chiesa
e dell’intera umanità.

Una comunità che celebra: La liturgia di Domenica 25 aprile 2010: IV del Tempo di Pasqua

Il RISORTO ci guida alla VITA VERA e PIENA

La 4a domenica di Pasqua è solitamente detta «del buon Pastore» perché in questa domenica,
nel ciclo dei tre anni (A-B-C), si proclama tutto il capitolo 10 di Gv che presenta
Gesù come «il Pastore bello» (cf. v. 11). La funzione delle domeniche pasquali
hanno il compito di farci assaporare più intimamente il mistero pasquale che abbiamo
celebrato nei giorni del santo triduo. «Mistero pasquale», infatti, non è una formula
magica o misteriosa riservata agli adepti di una nuova religione. Essa è la sintesi felice
di tutta la vita di Gesù che è stato costituito «Signore e Cristo» (At 2,36). Per Gv, tutto
si compie nel momento supremo dell’«ora» di Gesù che è l’ora della sua morte, in cui
Dio manifesta la sua potenza e la sua gloria, risuscitando il Figlio e sconfiggendo quella
morte che Adam aveva introdotto nel giardino di Eden. In questo momento, con il
dono del suo Spirito (cf. Gv 19,30), Gesù compie la Pentecoste che At 2 colloca cinquanta
giorni dopo la Pasqua. Perché questa differenza? Bisogna distinguere tra il momento
reale del fatto (l’«ora» di Gesù) e la catechesi con cui la Chiesa trasmette quest'evento:
per questo motivo abbiamo bisogno del tempo pasquale, affinché possiamo
prendere coscienza del mistero, assimilarlo e viverlo. La riforma liturgica di Paolo VI
in attuazione delle direttive del Concilio Vaticano II definisce la domenica Pasqua della
settimana: la domenica è pertanto la perpetuazione nel tempo, ogni ottavo giorno, del
«mistero pasquale» che abbiamo celebrato nel Triduo santo, di cui la Veglia pasquale
costituisce il fulcro, il cuore e la sorgente.
La liturgia di oggi ci offre uno spaccato degli inizi del cristianesimo, che non furono
né semplici, né rosei: gli esseri umani sono sempre gli stessi nei secoli, cambiano forse
modalità di approccio, ma le dinamiche psicologiche restano quasi sempre immutate;
Paolo sceglie di predicare Gesù il Cristo come Messia agli Ebrei e per questo ogni sabato
si reca nelle sinagoghe. Durante il suo 1° viaggio missionario, ad Antiochia di Pisidia
(oggi in Turchia), accade un fatto nuovo: la folla dei Pagani che accorre per ascoltare
Paolo suscita la gelosia degli Ebrei che pertanto si oppongono con veemenza a lui
e al suo annuncio. Paolo e Barnaba leggono questo fatto come un indizio chiaro che
devono rivolgersi non più ad Israele, ma al mondo intero delle “Genti”: inizia qui la
missione, ma anche la separazione del cristianesimo dall’ebraismo. Nasce l’universalità
della Chiesa cristiana, che cessa di essere una chiesa nazionale per pretendere di diventare
veramente cattolica, cioè aperta a tutti/e, secondo il mandato dato nella Pentecoste
(cf. At 1,8), come è testimoniato anche dalla 2a lettura che proietta questa universalità
non solo nella liturgia del tempo, ma addirittura in quella celeste (Ap 7,9). Nel brano
del Vangelo per tre volte ricorre il termine «Padre», per concludere con l’ardita affer -
mazione con cui Gesù dice: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). Gesù s’identifica
con il Padre e apre uno squarcio sulla vita intima di Dio che cominciamo a
scoprire come vita di relazione. Dio non può essere un «dio solitario», perché si definisce
come intima unione di Padre e di Figlio, relazione fondamentale di ogni altra reciprocità
nella comunione. Questa pagina del vangelo c’introduce alla rivelazione che
«Dio è agàpe», cioè relazione di amore che genera. L’Eucaristia che celebriamo è immersione
in questo abisso di conoscenza e di vita piena che ci nutre e ci abilita a vivere
come persone che vivono di relazioni vive e rigenerative. Con l’aiuto dello Spirito Santo,
che è la dinamica che intercorre tra il Padre e il Figlio, anche noi possiamo vivere la
pienezza della Trinità che ora nella celebrazione eucaristica anticipiamo e condividiamo

INVOCAZIONE PENITENZIALE

Signore, Pastore che ci conosci e ci attiri a te, noi non ti seguiamo:
Signore pietà!

Cristo risorto, Agnello che ci conduci alla Vita, noi ti chiudiamo il cuore:
Cristo pietà!

Signore, Figlio che ci porti al Padre, noi ci facciamo allontanare da Lui:
Signore pietà!

INNO DI LODE: Gloria a Dio…

PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA

+ Padre, sostienici con la forza del tuo Spirito perché non ci separiamo mai dal tuo Figlio a cui hai affidato le sorti dell’umanità. Gesù Cristo, è il nostro pastore che ci guida alle sorgenti della Vita. Egli è Dio, e vive… Amen!

LITURGIA DELLA PAROLA

Dagli Atti degli Apostoli
13,14.43-52
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra (Isaìa 49,6)». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito santo. Parola di Dio.

Salmo responsoriale - 99

R./ Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

1. Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

2. Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

3. Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Dall’Apocalisse di san Giovanni apostolo 7,9.14-17

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi». Parola di Dio.

Alleluja, alleluja!
Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Alleluja!

+ Dal vangelo secondo Giovanni
10, [22-26] 27-30 [31]

Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione: Era inverno. Gesù camminava nel Tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo.
Parola del Signore!

PROFESSIONE DI FEDE - SIMBOLO APOSTOLICO

Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

LA PAROLA SI FA PREGHIERA

+ Fratelli e sorelle, Cristo cerca tra noi i suoi collaboratori e fa appello alle nostre risorse personali e comunitarie per rinnovare questo mondo con l’amore. A lui chiediamo:

R/. Fa’ che ti ascoltiamo, Signore!

1. Tu conosci le necessità delle nostre Chiese, di persone che si assumano il servizio della carità e dell’annuncio, non lasciarci soli, ti preghiamo

2. Tu continui a proporre ai nostri giovani di mettersi al totale servizio degli altri e della comunità cristiana, dona loro fiducia in te e coraggio, ti preghiamo

3. Tu vuoi che attraverso uomini e donne, famiglie serene e motivate dall’amore, impariamo a vivere, a soffrire, ad amare, ti preghiamo

4. Tu affidi alle capacità e alla responsabilità di persone sensibili e capaci l’amministrazione della vita pubblica, conducili nella verità, ti preghiamo

5. Tu ci nutri ancora con la tua Parola e il tuo Pane: ci fai diventare il tuo Corpo glorioso, fa’ che ognuno di noi lo accresca con il suo amore, ti preghiamo.

DALLA PAROLA ALL’EUCARISTIA

+ Ti ringraziamo, o Padre: le nostre povere risorse e capacità, con la forza del tuo Spirito, vengono trasformate in dono per tutti - come il pane e il vino che ti portiamo - se rimaniamo uniti al tuo Figlio Gesù, che per noi dona se stesso ora e per sempre. Amen!

PREGHIERA EUCARISTICA - Acclamazioni

+ Prendete, e mangiate… per voi.

- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!

+ Prendete, e bevetene…

Fate questo in memoria di me.
- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!

+ Mistero della Fede!

Annunciamo la tua morte, Signore;
proclamiamo la tua risurrezione;
nell’attesa della tua venuta!

ALLA COMUNIONE

“Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore”
- dice il Signore -