sabato 22 maggio 2010

Le Lectio del prete Carmine Miccoli: Giovanni 14. 15-26

Note di esegesi per la comprensione del testo

Il brando del vangelo che abbiamo ascoltato è tratto dal 2° discorso dell’ultima
Cena; il testo liturgico presenza tagli massicci, non giustifcabili, che rendono complicata
la spiegazione; tralasciamo questa forma e ci limitiamo ad alcune sottolineature
esegetiche, per aiutare la comprensione e la rifessione sul brano. Una
parola emerge su tutte nel brano del Vangelo: “consolatore”. Il termine deriva dal
greco paràkletos, «paràclito», che sia nella tradizione biblica che giudaica, compresi
Giuseppe Flavio e Filone, ha sempre il signifcato di intercessore e consigliere.
Nel testo ricorre due volte (vv. 16 e 26). In tutto il NT ricorre solo cinque volte,
soltanto in Gv, di cui quattro volte nei “discorsi di addio” (14,16.26; 15,26; 16,7;
1Gv 2,1), mentre nella Bibbia greca della LXX si trova due volte (Gb 16,2; Zac
1,13). Ciò mostra che il termine, esclusivo di Gv, ha un'importanza particolare
nella sua visione teologica e spirituale.
Il verbo base è il verbo kalèo, “io parlo, chiamo”. Da questo verbo si forma sia la
parola “consolatore” sia il termine ekklesìa, “chiesa”1. Da questo concludiamo che
lo Spirito e la Chiesa hanno la stessa matrice, e il signifcato comune ne defnisce
anche le funzioni e la natura più profonda2. In 1Gv 2,1 “paràclito” è un attributo di
Gesù, qualifcato come giusto; tutte le altre quattro occorrenze sono riferite allo
Spirito Santo, come è detto espressamente al v. 26. Lo Spirito Santo è dato in abbondanza
ed è dato ad ogni carne perché tutti devono sapere che Gesù è stato
condannato ingiustamente e ha subito un processo nullo perché basato su false
testimonianze (Mc 14, 55-56.59; Mt 26,59-60; cf. At 6,13). Secondo il diritto sia giudaico
che romano, il processo deve essere rifatto perché un'ingiustizia giuridica
---------------------------------------------
1 Aggiungendo a questo verbo la preposizione parà-, che indica vicinanza, prospettiva, si
ha il signifcato di “invito, conforto”, da cui “consolatore”, mentre aggiungendo la preposizione
ek-, che indica origine, provenienza, si ha il termine ekklesìa, “chiesa”, che letteralmente
signifca “chiamata, convocata [da parte di Dio]”: è questa la sua origine e la sua
motivazione di esistenza.

2 Nel sistema giudiziario semitico, il “consolatore” è una fgura giuridica e richiama quella
del go’el, “riscattatore, redentore”, dell'AT. Quando una persona veniva deferita in giudizio
davanti agli anziani radunati alla porta della città, se uno dei giudici, stimati e autorevole, si
fosse alzato e andasse a collocarsi accanto all’imputato/a, senza nemmeno proferire una
sola parola, quella persona era salva sulla garanzia di colui che ne rivendicava l'innocenza
sul suo onore e la sua credibilità. La fgura del paràclito è dunque una fgura stimata per la
sua dirittura e autorevolezza, riconosciuta da tutti: in questo contesto il “consolatore” è
anche “avvocato”, perché prende le difese di qualcuno e testimonia in suo favore.
---------------------------------
è stata consumata a danno di un innocente: Gesù non può più essere tradotto in
tribunale, perché egli ora è assente nel corpo e non può essere giudicato. Questo
compito spetta ai discepoli, che nel 2° discorso dell’ultima Cena sono messi di
fronte alla situazione di odio e di persecuzione cui andranno incontro (Gv 15,18-
27; At 8,1; 9,1; 17,5, ecc.; 1Ts 3,3; Rm 8,18; Fil 1,29; Col 1,24; 1Pt 4,14-16; Gc 1,12; Ap
5,4). La ekklesìa è tutt’uno con il suo Signore perché è la “sposa dell’Agnello” (Ap
21,2.9; 19,7); Cristo è il “capo”, la Chiesa il “corpo” (Ef 3,23; Col 1,18.24). In
questo regime sponsale, il compito della Chiesa nel mondo è uno solo:
pretendere di essere riconosciuta come carne del suo Sposo ed esigere di essere
tradotta nei tribunali in attuazione del mandato del Signore che impone di non
preparare alcuna difesa perché parlerà lo Spirito Santo, il Consolatore,
l'Avvocato: «Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità,
non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo
Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire» (Lc 12,11-12; Gv
14,26). La Pentecoste è dunque il ristabilimento della verità riguardo a Gesù e la
coscienza della missione che ora diventa “testimonianza” condotta davanti al
mondo ingiusto e menzognero. Il rapporto tra la Chiesa e il mondo, intendendo
per “mondo” ciò che è potere e oppressione, può essere solo un rapporto
antitetico, inconciliabile: mai la Chiesa può accordarsi con il potere del mondo e
tanto meno può chiedere privilegi, perché la Chiesa deve essere giudicata dal
mondo al posto di Gesù e questo nuovo giudizio deve convincere il mondo della
sua superbia e dell’innocenza di Gesù che non si è sottratto all’ingiustizia, ma l’ha
accettata su di sé donando la sua vita per i suoi carnefci, cioè lo stesso mondo
che lo ha odiato e ucciso (cf. Lc 23,34). Quando la Chiesa va a braccetto con il
potere (politico, economico, militare) o si trasforma essa stessa in un potere,
tradisce la sua missione essenziale, cessa di essere la “sposa dell’Agnello” per
diventare soltanto una prostituta, che non svende solo se stessa, ma anche
l’innocenza del suo sposo, barattandola per meno di trenta denari. Quando la
Chiesa è riverita, osannata, circuita, omaggiata dagli uomini di potere è segno che
ha già oltrepassato il confne del degrado spirituale, rinchiuso lo Spirito santo
nella vetrina degli ammennicoli ornamentali e privilegiato l’istituzione sulla
profezia e sul martirio. La vocazione della Chiesa è il “martirio” nel senso
etimologico della parola: dare la vita in testimonianza per il suo Signore.
Pentecoste è l’annuncio universale che la potenza di Dio si manifesta nella debolezza
del corpo che è la Chiesa, la quale deve essere cosciente di essere solo uno
strumento docile al fuoco dello Spirito con il quale incendiare il mondo. Se, però,
la Chiesa usa i metodi del mondo e si adegua al suo stile, essa è un pericolo per il
mondo, uno ostacolo alla conversione e pietra di scandalo per i deboli e i poveri.
Diventa inutile, dannosa, falsa.
A Pentecoste si rinnova l’alleanza del Sinai che è stata portata a compimento sul
Golgota, perché Gesù stesso è l’alleanza eterna il cui Spirito si fa «Consolatore,
Avvocato», difensore di coloro che accettano di ripercorrere le vie del mondo
per convincere gli uomini e le donne di tutti i tempi ad affrontare l'odio e la violenza
per testimoniare con amore e giustizia in favore di Gesù, il Giusto crocifsso,
e per ristabilire la verità dell’umanità stessa che prendendo coscienza del suo
errore possa convertirsi ed entrare nel «mistero» della vita, che è la persona
stessa di Gesù di Nazareth, l’uomo nuovo e vero, il Figlio di Dio il cui Spirito respira
in ciascuno di noi.

Approfondiamo la Parola domenicale: Pentecoste dello Spirito


Parola che si fa Vita
Alcuni brani biblici a commento della Parola domenicale:
ci aiutano ad accoglierla come avvenimento di salvezza nella nostra vita.

Romani 5,1-5; 8,16-27
Lo Spirito ci sostiene nella debolezza.

Isaia 11,1-12, 6 Giovanni 16,13-15
Lo Spirito dona la conoscenza di Dio.

2Corinzi 3,5-8.12-18
Lo Spirito che dà la Vita.

Isaia 61,1-4 Luca 4,14-16. 20-21
Lo Spirito del Signore è su di me
e mi manda ad annunciare ai poveri.

1Corinzi 12,3b-7.12-13
Siamo uno, e in noi lo Spirito grida: Gesù è Signore!


Agenda settimanale: 24 - 31 maggio 2010

AGENDA SETTIMANALE
24 - 30 MAGGIO 2010
“UN MESE CON MARIA”
* * *
Giovedì 27, ore 18.30: Matrimonio di
EMINE MARIA KAMBERI e NICOLA DORIS

Sabato 29, ore 11.00: Matrimonio di
GIUSEPPINA DI RENZO e NICOLA DI MECO
* * *
DIO PADRE E FIGLIO E SPIRITO
ore 18.30: Messa in chiesa p.le

DOMENICA 30
ore 9.00: Messa in San Giorgio
ore 11.00: Messa in chiesa p.le
Prima Comunione
di LUIGI E VALERIA CATALDO
ore 12.15: Battesimo di
BONFANTE ROCCO MICHELE
* *.*
Lunedì 31, ore 19.00:
Pellegrinaggio alla Madonna del P.to - San Vito m.na
ore 20.30: Rosario e Messa

Una comunità che celebra - La liturgia domenicale: Pentecoste dello Spirito - 23 maggio 2010

Lo SPIRITO del Risorto VIVE IN NOI

Pentecoste è parola greca che alla lettera significa «cinquantesimo giorno». Nella liturgia
cristiana è la seconda solennità più importante dell’anno, dopo la Pasqua, di cui chiude
il ciclo. Come il numero quaranta, nella Bibbia, è il numero dell’attesa e della prepara -
zione, la cinquantina che intercorre tra la Pasqua e Pentecoste è il tempo della formazione,
il tempo cioè in cui Gesù risorto familiarizza con i suoi discepoli nel suo nuovo
stato: essi non possono più vederlo fisicamente, ma ne sperimentano la presenza e
Gesù li istruisce sulla missione che li aspetta. Tutto di svolge nel segno del «Paràclito»,
che è il personaggio nuovo della Pasqua. Gesù risorto è libero dal condizionamento
del tempo e dello spazio e ora vive e agisce attraverso il suo Spirito che lascia agli apostoli
come sua eredità, guida e compimento. Il «Paràclito» è lo Spirito di Gesù risorto,
quello che egli «consegnò» simbolicamente a tutta l’umanità attraverso la Madre (una
donna) e il discepolo che egli amava (un uomo) ai piedi della croce (cf Gv 19,30). Pentecoste
quindi costituisce l’ultimo dei momenti liturgici che concorrono a formare il
«mistero pasquale»: ne è pertanto il sigillo finale e completivo della vita terrena di
Gesù, formando un ponte tra Gesù Cristo e la comunità dei credenti che continuano il
pellegrinaggio terreno. Pentecoste ci dice che non è più possibile l’esperienza storica di
Gesù, ma da ora ogni relazione con Dio e anche con Gesù passa attraverso la mediazione
del Paràclito. A Pentecoste inizia l’avventura della fede, come luogo della relazione
con Dio. Pentecoste conclude le celebrazioni di Pasqua, di cui è parte integrante
e necessaria: a Pasqua, Dio interviene di sua iniziativa, senza il concorso d’Israele e
concede la libertà dalla schiavitù d’Egitto (cf. Es 3,7-8); a Pentecoste, ai piedi del monte
Sinai, Israele prende coscienza di sé come popolo liberato e accoglie il dono della Toràh
che lo educherà alla libertà come compito missionario (Es 24,7). A Pasqua si è liberati,
a Pentecoste si sceglie di restare liberi. Pasqua e Pentecoste sono intimamente
connessi e l’una non può reggere senza l’altra. La Pentecoste cristiana è l’evento centrale
dell’alleanza nuova, come la Toràh lo fu della prima, stabilendo così che non c’è
una nuova alleanza, ma il compimento della prima. Al tempo di Gesù si celebrava la festa
di Shavuôt, alla lettera “[Sette] settimane”1, cioè i cinquanta giorni in memoria del
dono della Toràh. Ancora oggi gli Ebrei in questa festa leggono i dieci comandamenti
come sintesi della Toràh e il libro di Rut perché si vi si parla di raccolto delle spighe e
perché la fedeltà di Naomi a Rut richiama la fedeltà d’Israele alla Toràh. Nel NT, Gv
sintetizza nella «gloria dell’ora» della morte di Gesù tutto il mistero pasquale, compresa
Pentecoste che non è più la consegna della Toràh scritta e orale, ma il «dono dello Spirito
Santo»: la nuova Toràh scritta nel cuore di carne di ciascun credente come aveva
previsto il profeta Ezechiele (Ez 11,19-20; 36,24-27). I vangeli sinottici (Mt, Mc e Lc)
mantengono invece lo schema «cinquantenario» dentro la tradizione giudaica; Lc addirittura
descrive la Pentecoste come una riedizione della manifestazione di Dio sul Sinai,
da cui mutua anche lo scenario cosmico. La scenografia della Pentecoste infatti
quella della manifestazione di YHWH sul Sinai: tutta la natura partecipa con la sua potenza
di tuoni, fuoco e lampi, alle nozze tra Dio e il suo popolo nel segno dell’alleanza.
Già nel sec. V a.C. il profeta aveva descritto il raduno d’Israele raccolto dalla dispersione come una nuova alleanza descritta come «questione di cuore». Anche Gesù si inserirà
in questa prospettiva, quando rimprovera i discepoli di Emmaus di essere «stolti e
tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti» (Lc 24,25). Sul monte Calvario, secondo
Giovanni, si compie la profezia di Gioele secondo cui il Signore effonderà il suo Spirito
su ogni carne (Gl 3,1) e in questa prospettiva Giovanni pone la Pentecoste
nell’«ora della Gloria», cioè nell’ora della morte e glorificazione di Gesù, dove sintetizza
tutto il mistero pasquale, compresa Pentecoste che non è più la consegna della Toràh
scritta e orale, ma il dono dello Spirito Santo, cioè del Paràclito. Il monte Sinai della
nuova alleanza è la croce di Cristo che diventa il luogo della Teofania definitiva davanti
alla Storia intera, simboleggiata dalla presenza di quattro soldati romani, in rappresentanza
del mondo pagano (Gv 19,24), e da quattro donne ebree, in rappresentanza del
mondo credente (Gv 19,25). Da questo nuovo monte non scende più un uomo con tavole
di pietra, ma vi è innalzato il Figlio dell’uomo che attira tutta l’umanità redenta
(Gv 12,32) che adesso guarda a colui che è stato trafitto (Gv 19,37). Per Gv Pentecoste
accade nell’ora della morte, il punto di appoggio dell’ora della gloria: in essa si compie
non solo il raduno di Israele, ma anche l’unità del genere umano. Consegnando il suo
Spirito alla «donna e al figlio» ai piedi della croce, Gesù pone termine alla divisione
consumata ai piedi della torre di Babele (Gen 11,1-9), quando l’unità della lingua si
frantuma in tanti idiomi incomunicabili e dà inizio ad una nuova èra di salvezza: il
giorno di Pentecoste (1a lettura) sono idealmente presenti tutti i popoli della terra conosciuti
e «li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa» (At 2,8).

Pentecoste capovolge la storia, è una nuova creazione, è il tempo della Chiesa, il nostro tempo.

-------------------------------

1 È una delle tre feste bibliche di pellegrinaggio (le altre due sono: Pesàh/Pasqua e Capanne)
di origine biblica. Nella Bibbia ebraica ha diversi nomi: «Festa delle [sette] Settimane/
Hag Shavuôt» (Es 34,22; Dt 16,10); «Festa della mietitura/Hag ha-Katsir» (Es
23,16); «Festa delle primizie/Yom ha-Bikkurim» (Nm 28,26). In greco diventò correttamente
«Pentekostês/cinquanta giorni» dopo Pasqua.
------------------------------
Invocazione penitenziale

Signore, il tuo Spirito è Amore e Unità, ma noi siamo divisi.
Signore, pietà!

Cristo Risorto, il tuo Spirito è Libertà, ma noi siamo schiavi dell’egoismo.
Cristo, pietà!

Signore, il tuo Spirito è Verità: perdona i nostri pensieri distanti dalla tua Parola.
Signore, pietà!

Inno di lode: Gloria a Dio…

Preghiera dell’Assemblea

+ Nell’evento di Pentecoste tu, o Padre, santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione. Diffondi sino ai confini della terra i doni del tuo Spirito e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo.
Per il nostro Signore … Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA

Dagli Atti degli Apostoli
2, 1...11
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, [i credenti] si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, venuti da ogni parte del mondo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare, nella propria lingua nativa, (…) delle grandi opere di Dio? Parola di Dio.

Salmo responsoriale -103

R./ Manda il tuo Spirito, Signore,
a rinnovare la terra.

[Vieni Spirito creatore! Vieni, vieni!]

1. Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
2. Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
3. Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo
ai Romani 8,8...17

Fratelli e sorelle, non lasciatevi dominare dal vostro egoismo ma lasciatevi guidare dallo Spirito, perché lo Spirito di Dio abita in voi. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, darà la vita anche a voi, che siete esseri mortali. Così dunque, fratelli, impegniamoci non a seguire i desideri del nostro egoismo, ma la voce dello Spirito. Poiché, se vivete condizionati dai desideri del vostro egoismo, morirete; se invece, con l'aiuto dello Spirito, fate morire le azioni condizionate dall’egoismo, vivrete. I figli di Dio sono coloro che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dalla morte e abita in noi. E voi non avete ricevuto in dono uno Spirito che vi rende schiavi o che vi fa ancora vivere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che vi fa diventare figli di Dio e che vi permette di gridare, quando vi rivolgete a Dio: “Abbà! Padre!”. Perché lo stesso Spirito ci assicura, da dentro di noi, che siamo veramente figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo se soffriamo con lui, per essere glorificati con lui. Parola di Dio.

Vieni, santo Spirito, manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch'è sviato.
Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano, i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.

Alleluja, alleluja!
Vieni, santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore
Alleluja!

+ Dal vangelo secondo Giovanni
[13,1.2] 14,15-16 (17-23) 21. 25-26

[Prima della festa di Pasqua, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, durante la cena, Gesù disse ai suoi discepoli]: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (Paràclito) perché rimanga con voi per sempre, [lo Spirito della Verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui].(…)Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Parola del Signore.

Professione di Fede
- Simbolo Niceno Costantinopolitano -

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito santo, che è Signore e dà la Vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

la Parola si fa Preghiera

+ Fratelli e sorelle, invochiamo
su di noi e su tutta la Chiesa lo Spirito di Gesù risorto:
R./ Vieni, santo Spirito!

- Spirito d’amore, che la Chiesa si rivolga ad ogni persona in modo comprensibile ed efficace. Vieni, santo Spirito!

- Spirito di verità, chi governa eviti la menzogna e l’inganno. Vieni...!
- Spirito di pace, rendici capaci di amicizia con tutti. Vieni, santo Spirito!

- Spirito di unità, riconcilia le chiese cristiane nell’unico Vangelo. Vieni...!

- Spirito di comunione, unisci la nostra comunità nel tuo amore. Vieni santo...!

- Spirito di vita, infondi speranza in chi è solo e affranto. Vieni, santo Spirito!

- Spirito di gioia, dona ad Alessandro, Andrea, Benito, Cristina ed Elisa che per la prima volta comunicano all’eucaristia, la pienezza del tuo amore. Vieni, santo Spirito!

- Spirito, padre dei poveri, consolatore, dei cuori, ospite in chi crede. Vieni...!

- Spirito di sapienza, illumina le nostre intelligenze. Vieni, santo Spirito!

- Spirito santificatore, donaci la gratitudine per il perdono. Vieni, santo...!

dalla Parola all’Eucaristia

+ Ti ringraziamo, o Padre, che nel tuo Figlio risorto ci hai donato il tuo Spirito, fonte in noi di Vita e di Verità.
Trasformaci e uniscici in Lui, come il pane e il vino che ti presentiamo.
Per Cristo, nostro Signore. Amen!


Preghiera Eucaristica - Acclamazioni

+ Prendete, e mangiate… per voi.
- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!

+ Prendete, e bevetene… memoria di me.
- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!

+ Mistero della fede!
- Annunciamo la tua morte, Signore.
Proclamiamo la tua risurrezione,
nell’attesa della tua venuta!

+ Celebrando… popolo sacerdotale.
- Noi ti ringraziamo, o Padre!

+ Ti preghiamo… un solo corpo.
- Un cuor solo, un’anima sola,
per la tua gloria, o Padre!

+ Ricòrdati… il popolo cristiano.
- Un cuor solo, un’anima sola,
per la tua gloria, o Padre!

+ Ricòrdati... la luce del tuo volto.
- Ricordati, o Padre!

+ Di noi tutti abbi misericordia…
canteremo la tua gloria:
+ Per Cristo, con Cristo e in Cristo...




em>



E' lo SPIRITO che crea il CORPO DI GESU' nell' EUCARISTIA e nella CHIESA

Con il nostro Battesimo siamo stati “immersi nella morte e risurrezione di Gesù” ed è iniziata per noi un’esistenza nuova: “la vita nello Spirito”. Lo Spirito di Gesù risorto che vive in noi, dal più profondo di noi stessi, ci dona la consapevolezza di essere figli del Padre e ci plasma sempre più come il Figlio Gesù, l’uomo nuovo.
Ognuno di noi riceve lo Spirito di Dio come lo ha accolto Maria e come è stato effuso sui primi discepoli di Gesù nel giorno di Pentecoste.
La Cresima di Confermazione costituisce una scelta consapevole di chi è stato battezzato da neonato e una conferma, da parte dello Spirito, della vita cristiana iniziata con il Battesimo.
Nell’Eucaristia il cristiano si nutre costantemente del Pane della Parola e del Corpo di Cristo e “riceve ogni volta un’effusione sempre più abbondante dei doni del suo Spirito”. In particolare sono due i momenti della celebrazione eucaristica nei quali la comunità che celebra il memoriale della Pasqua del Signore Gesù, riceve il dono del suo Spirito. Anzitutto all’inizio della grande preghiera eucaristica, quando chi presiede invoca il Padre che mandi il suo Spirito “a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri”.
Qui l’effusione dello Spirito trasforma il pane e vino nel corpo e sangue del Signore e, dopo il racconto della cena, lo stesso Spirito è invocato dal Padre perché noi, comunità credente che celebra il memoriale della morte e risurrezione del Signore, che ci nutriamo del “corpo e sangue del tuo Figlio” riceviamo “la pienezza dello Spirito santo perché diventiamo in Cristo un sol corpo e un solo spirito. Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito…”. “Lo Spirito, invocato dal celebrante sui doni del pane e del vino posti sull'altare, è il medesimo che riunisce i fedeli “in un solo corpo”, rendendoli un'offerta spirituale gradita al Padre”.