sabato 4 settembre 2010

Una Comunità che celebra: la Liturgia domenicale - XXIII Domenica dell'Anno C: 5 settembre 2010

SEGUIAMO GESÙ PORTANDO LA CROCE CON LUI

La domenica 23a del tempo ordinario C trova il suo asse di rotazione attorno alla parola



prudenza, intesa come valutazione tra due scelte. Si può dire che oggi siamo invitati a riflettere


su quale è lo spessore della nostra capacità di discernimento alla luce delle condizioni


che Gesù pone per fare parte della sua comunità profetica in cammino verso il


Regno di Dio: relativizzazione dei vincoli familiari, il metodo della croce e la povertà


come libertà. Le parole di Gesù possono scandalizzare: in greco si usa il verbo proprio


dell’odio, misèo, che ha una connotazione di ostilità e di opposizione ed evidenziano un


contrasto non sanabile che esige una scelta radicale.


Gesù non è un adulatore, né un demagogo che cerca di sedurre le folle per avere un


seguito con cui scalare il potere o trarne un vantaggio. Al contrario, per tutta la sua


vita terrena Gesù scoraggia le folle che vogliono seguirlo e invita a cercare la verità,


sempre e comunque. Diretto verso Gerusalemme, Gesù vede che una folla numerosa


lo segue: questo fatto lo preoccupa perché la folla non va a dare la propria vita, ma è


eccitata per andare a condividere il potere con lui, riconosciuto Messia secondo le proprie


attese. È forse uno dei momenti più deludente della vita di Gesù: egli si rende


conto che la sua predicazione è fallita perché è stata fraintesa da tanti.


Spesso noi abbiamo una attesa nostra di Dio e quando essa non è adempiuta, cadiamo


nello sconforto e arriviamo ad essere drastici: «Dio non mi ascolta!». La domanda da


porsi è: «Per quali ragioni io non riesco a sentire Dio che parla?». Bisogna cioè capire


quali sono i criteri in base ai quali io scelgo nella mia vita e che cosa mi impedisce di


discernere la Presenza/Shekinàh che non mi abbandona. La liturgia di oggi ci mette in


guardia e ci offre i criteri di discernimento per non cercare invano, ma per ritrovare


noi stessi e così «vedere» il volto di Dio, il solo possibile: quello svelato da Gesù che


non invita a spartirsi posti e prebende di potere, ma invita a prendere la croce e ad andare


a Gerusalemme per offrire gratuitamente la propria vita. Gesù annienta i falsi entusiasmi


messianici con la durezza del linguaggio che gli è tipica, l’austerità della sua


vita e le condizioni essenziali del ridimensionamento di ogni bene e di ogni legame (cf.


Lc 14,26-27.33). Chi vuole essere discepolo di Gesù è chiamato a condividere il suo


cammino verso Gerusalemme, la città santa dove egli viene ucciso e in cui offre la sua


vita. Gesù non fonda partiti, né promette tutto e il contrario di tutto: per seguirlo bi -


sogna fermarsi, valutare le condizioni e le conseguenze, scegliere liberamente e infine


camminare sapendo che la mèta è Gerusalemme, la città delle contraddizioni: custodisce


il Tempio con la Presenza e nello stesso tempo la nasconde nella sua religiosità


senza fede; aspetta il Messia con ansia e quando arriva non lo riconosce perché non è


essa si aspettava; è scrupolosa nella ricerca della gloria di Dio e nello stesso tempo si


affretta a crocifiggerlo perché non partecipa alla vita della cricca religiosa e politica che


detiene il potere dello spirito e dell’economia. Decisamente per Gesù credere è avere


gambe per camminare e andare incontro alla croce, il trono della sua gloria, da cui non


da re, ma da Servo regalerà la sua vita a tutti coloro che «volgeranno lo sguardo a colui


che hanno trafitto» (Gv 19,37; cf. Zc 12,10).


Qual è il metodo per questa «sequela» ad alto rischio? Il primo atteggiamento è misurare


la distanza che ci separa da Dio e non pretendere di imbrigliarlo nei pochi centimetri


della nostra esperienza. L’autore della Sapienza ci ricorda di non usare il nome di Dio


per rendere schiavi gli altri; se non sappiamo capire nemmeno le cose della terra come


possiamo pretende d’interpretare la volontà di Dio? Al sapiente risponde Paolo: «Lo


Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio» (1Cor 2,10) e lo stesso


«Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» (Rm 8,26). Coloro che sono ripieni dello


Spirito, come Maria (cf. Lc 1,35), possono accedere al mistero di Dio, e saranno docili e


umili ascoltatori di tutta la Parola che è disseminate nel cuore di ciascuno.


Il secondo atteggiamento è suggerito da Paolo: bisogna essere liberi anche da se stessi. Nel


biglietto all’amico Filèmone, che l'apostolo manda attraverso Onèsimo, lo schiavo fuggito


che diventa fratello nella fede di entrambi, Paolo chiede all’amico di superare la


soglia della legge per compiere un gesto di vita che è un segno di profonda libertà: ac -


cogliere lo schiavo non più come sua proprietà, ma come figlio di Paolo e quindi come


fratello di Filèmone. Pur non potendo cambiare la legge ingiusta sulla schiavitù, Paolo


sovverte l’ordinamento sociale del suo tempo dall’interno, dando le ragioni per una visione


della realtà «dall’alto». Filèmone così è chiamato a dare testimonianza di un nuovo


ordine di giustizia e per questo non deve fare calcoli, ma scegliere e valutare cosa sia


più giusto fare da credente.


Gli altri tre atteggiamenti descritti dalla liturgia odierna si trovano nel vangelo, dove


Gesù, collocandosi sulla linea delle altre letture, esige alcune condizioni fondamentali.


Il terzo atteggiamento è l’«odio» verso la famiglia. Lc nel suo vangelo parla con più


attenzione di gradazioni dell'amore, portando la scelta alle estreme conseguenze perché


aggiunge altre forme di relazione, visto che alla famiglia aggiunge la moglie, i fratelli e


sorelle e chiude il cerchio con la propria vita. Questo elenco di sette situazioni dove si


esprimono le realizzazioni possibili di affettività, indicano chiaramente che la scelta di


seguire Gesù non lascia nulla come prima, ma coinvolge ogni fibra interiore di vita,


ogni piega dell’esistenza perché non esige una adesione superficiale, ma il capovolgimento


radicale delle priorità secondo il vangelo. Il quarto atteggiamento che Gesù esige


come conseguenza del precedente è il riconoscimento che uno solo è l’assoluto ed è


Dio, tutto il resto deve seguire come conseguenza di questa priorità. Alla fine si scoprirà


che scegliere Dio radicalmente significherà riscoprire la vita e i suoi protagonisti


e ritornare alle relazioni con cuore e mente nuovi. Le parole di Gesù sono la radicalizzazione


plastica dello Shemà Israel: «Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore,


con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,5; cf. Lc 10,27). Senza Dio l’amore non può


reggere, semmai si vivono contratti o avventure senza storia e senza speranza. Il quinto


atteggiamento che Gesù pone è il discernimento: seguire Gesù non è una passeggiata,


ma chiede di entrare nel cuore della vita dove si decidono le scelte forti e impegnative


e dove non si può restare indifferenti perché si è obbligati a vivere con passione e con


dono totale di sè. Lo Spirito che invochiamo sia la nostra forza e la roccia del nostro


discernimento.

INVOCAZIONI PENITENZIALI




Signore, tu ci ami ma noi non ti seguiamo con tutto il cuore.

Kyrie, elèison!



Cristo Gesù, tu prendi la croce con noi, ma noi non ti seguiamo con gioia e libertà.

Christe, elèison!



Signore, tu rinunci ad ogni possesso, ma noi non ti seguiamo come i poveri.

Kyrie, elèison!



INNO DI LODE: Gloria a Dio…



PREGHIERA DELL’ASSEMBLEA

+ O Padre, tu sai come a stento comprendiamo i percorsi della nostra esistenza, e con maggior fatica vi rintracciamo la tua presenza. Lo Spirito del tuo Figlio Gesù ci renda suoi sapienti discepoli portando con Lui, ogni giorno, la nostra croce. Egli è Dio, e vive e regna con te... Amen!



LITURGIA DELLA PAROLA



Dal libro della Sapienza 9,13-18



Quale, essere umano può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della Terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del Cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se Tu non gli avessi dato la Sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo Spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla Terra; gli esseri umani furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della Sapienza. Parola di Dio!

Salmo responsoriale - 89



R./ Signore, sei stato per noi un rifugio...

[Solo in Dio riposa l’anima mia: da Lui la mia speranza!]



1. Signore, tu fai ritornare l’uomo in polvere,

quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».

Mille anni, ai tuoi occhi,

sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.

2. Tu li infrangi: sono come un sogno

al mattino, come l’erba che germoglia,

fiorisce e alla sera è falciata e secca.

3. Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.

Ritorna, Signore: fino a quando?

Abbi compassione dei tuoi servi!

4. Saziaci al mattino con il tuo amore:

esulteremo e gioiremo per sempre.

Sia su di noi la tua tenerezza, Signore,

nostro Dio: rendi salda per noi

l’opera delle nostre mani.



Dalla lettera a Filèmone 1,9...17*



Carissimo. Ti esorto, io Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando lui, che mi sta tanto a cuore. (Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento:) perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, (in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso).

Parola di Dio!

Alleluja, alleluja!

Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo e  insegnami i tuoi decreti, o Signore!

Alleluja, alleluja!

+ Dal vangelo secondo Luca

14,25-33

In quel tempo. Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore!



PROFESSIONE DI FEDE-SIMBOLO DEGLI APOSTOLI



Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.



LA PAROLA SI FA PREGHIERA



+ Fratelli e sorelle, preghiamo Dio nostro Padre, che ancora oggi ci chiama a seguire suo Figlio Gesù:

R./ Padre, ascolta la nostra preghiera!

1. Per i pastori della Chiesa, i catechisti, gli educatori, i genitori, annuncino con coraggio la Parola di Gesù, anche se scomoda ed impegnativa. Preghiamo.



2. Per i governanti, per gli uomini di cultura e di scienza, si facciano guidare dalla sapienza di Dio per condurre l’umanità sulla via della pace. Preghiamo.



3. Per i cristiani perseguitati, donino la propria vita con Cristo. Preghiamo.



4. Per i credenti, lottino per “costruire la Pace custodendo il Creato”, preghiamo.



5. Per la nostra comunità parrocchiale, ci riconosciamo fratelli e sorelle non solo a parole, ma accogliendoci nella fede come un dono di Dio. Preghiamo.



DALLA PAROLA ALL’EUCARISTIA



+ Ti ringraziamo Padre, ci hai donato il tuo Figlio crocifisso, vera Sapienza del tuo amore. In questa sosta eucaristica tu ci doni pane e vino per continuare a camminare seguendolo guidati dal tuo Spirito. Ora e per sempre . Amen.



LITURGIA EUCARISTICA



PREGHIERA EUCARISTICA - Acclamazioni



+ Prendete, e mangiate… per voi.

- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!



+ Prendete, e bevetene… memoria di me.

- E’ il Signore Gesù: si offre per noi!



+ Mistero della fede!

Annunziamo la tu morte, Signore;

proclamiamo la tua risurrezione;

nell’attesa della tua venuta!



+ Celebrando… popolo sacerdotale.

- Noi ti ringraziamo, o Padre!



+ Ti preghiamo… un solo corpo.

- Un cuor solo, un’anima sola, per la tua gloria, o Padre!



+ Ricòrdati… il popolo cristiano.

- Un cuor solo, un’anima sola... !

+ Ricòrdati... la luce del tuo volto.


- Ricordati, o Padre!



+ Di noi tutti abbi misericordia…

canteremo la tua gloria. [mani alzate]



Per Cristo, con Cristo e in Cristo

a te, Dio Padre onnipotente,

nell’unità dello Spirito santo,

ogni onore e gloria

per tutti secoli dei secoli. Amen!



Alla comunione



“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”.

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