giovedì 10 febbraio 2011

Le lectio del prete Carmine Miccoli: Matteo 5,13-16 (Domenica VA - 6 febbraio 2011)

Chiesa del Purgatorio – Lanciano (CH)


LECTIO DIVINA

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini...” (cf. Mt 5,16)

Canto (facoltativo), a scelta della comunità.

Dopo un’opportuna introduzione, si può invocare lo Spirito Santo con il canone Veni Sancte Spiritus o

Vieni, Spirito Creatore (Taizè), o altra preghiera simile, come la seguente.

P.: O Padre, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza per farci ascoltare

la tua parola: in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà. Fa’

tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua e perché non troviamo condanna nella

tua parola, letta, ma non accolta, meditata, ma non amata, pregata, ma non custodita,

contemplata, ma non realizzata, manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e

a guarire i nostri cuori. Solo così il nostro incontro con la tua parola sarà rinnova -

mento dell’alleanza e comunione con te e con il Figlio e lo Spirito Santo, Dio benedetto

nei secoli dei secoli. A.: Amen.

Canto (facoltativo): Alleluia (Taizè).

L.: Ascoltiamo la Parola del Signore dal racconto dell'evangelista Matteo (Mt 5,13-16;

trad. CEI 2008; tra [ ] la parte omessa dalla liturgia).

[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «13 Voi siete il sale della terra; ma se il

sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere

gettato via e calpestato dalla gente. 14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta

una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla

sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere

buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Segue la meditazione della Parola proposta dalla guida della celebrazione; dopo un momento personale di

silenzio per la lectio, si prosegue con la condivisione comune sulla Parola ascoltata. Al termine, ognuno

dei presenti può proporre un’intenzione di preghiera; ad ognuna, l’assemblea canta o risponde con un’acclamazione.

Si conclude con la preghiera del Padre nostro… [e la benedizione finale].

Note di esegesi per la comprensione del testo

La settimana scorsa abbiamo letto l’introduzione al discorso della montagna in

Mt, le 8(+1) beatitudini che ci hanno presentato il prologo della «Carta Costituzionale

» del Regno. Dei cinque discorsi che Mt fa pronunciare a Gesù, in parallelo

con i cinque libri che la tradizione giudaica attribuisce a Mosè, il primo a buon

diritto può essere considerato fondativo: Mt scrive per gli Ebrei e quindi vuole

presentare Gesù non come un traditore della fede dei Padri, ma addirittura come

il nuovo Mosè, il legislatore dell’alleanza rinnovata.

Gesù «salì sulla montagna» (Mt 5,1) come «Mosè salì verso Dio» che «lo chiamò

dal monte» (Es 19,3)1: dal Sinai scendono i comandamenti consegnati a Mosè che

li porta al popolo; dalla montagna di Gesù scendono le beatitudini annunziate direttamente

al popolo degli emarginati e degli impuri, dei poveri e dei diseredati.

Sul monte Sinai Mosè sale per prendere la Legge di pietra che racchiude in sé le

norme della vita; dalla montagna delle beatitudini, Dio stesso «si pone a sedere»

perché insegna direttamente ai discepoli «che si avvicinano per ascoltarlo». Sul Sinai

Dio dice a Mosè: «Scendi… così dirai agli Israeliti…» (Es 19,21; 20,22); sulla

montagna delle Beatitudini, è Gesù stesso che parla con autorità e dice direttamente:

«Voi siete il sale... voi siete la luce». Non manda più intermediari: ognuno/a

di noi può ascoltarlo dentro il proprio cuore, dentro la propria coscienza. Al Sinai

una massa di schiavi diventa «popolo» attraverso la coscienza di una Legge; al

monte delle beatitudini, una massa di esclusi prende coscienza di essere un popolo

di fgli/e prediletti/e. Dopo le beatitudini e prima di sottolineare le differenze

radicali tra la religione uffciale e il vangelo di Gesù, Mt inserisce le due sentenze

sul sale e sulla luce, prolungata nell’immagine della città posta sul monte. Le due

sentenze sono un miscuglio non ben amalgamato composto da una parte che Mt

riceve dalla tradizione orale e una parte che è opera redazionale dell'autore e

della sua comunità.

Il sale. Questo lòghion (in gr., «detto, sentenza») è tramandato da tutti e tre i

vangeli sinottici, ma con tre signifcati diversi: Mc conserva la forma più antica, di

stampo escatologico: «Ognuno sarà salato col il fuoco [o per il fuoco]» (Mc

9,50), espressione che si trova soltanto in questo vangelo. Lc invece trasforma la

sentenza sul sale in una parabola che sprona chi si impegna nel regno di Dio ad

andare fno in fondo, senza mai perdere la funzione di sale (Lc 14,34-35). L’aspetto

escatologico di Mc e l’impegno coerente fno in fondo di Lc fanno del sale l’immagine

della nuova religiosità predicata da Gesù con le sue esigenze di coerenza, a

differenza della religione dei farisei e degli scribi che è formale ed esteriore perché

ha come obiettivo la soddisfazione degli esseri umani, ma non il rapporto

vero con Dio. Mt sottolinea fortemente questa prospettiva, perché il sale diventa

una specie di allegoria missionaria, in cui rappresenta i discepoli che iniziano l’avventura

del nuovo rabbi: «Voi siete il sale della terra» (Mt 5,13). Questa espressione

che identifca sale e discepoli è propria di Mt, una sua annotazione redazionale

nata alla luce dello sviluppo missionario della Chiesa del sec. I. Essere il sale

della terra signifca avere coscienza di esserne un elemento prezioso e determi-

1 Mt cita alla lettera il testo della LXX: Gesù, come Mosè, anèbe eis to òros (cf. Es 19,3 con

Mt 5,1).

nate, perché senza sale la terra non può vivere, mentre se il sale mantiene la sua

consistenza e la sua identità di sale, anche la terra può vivere e realizzare la sua

storia2. Mt impone quindi un senso anche morale alla funzione del sale: se i discepoli

sono il sale della terra, è necessario che la Chiesa mantenga sempre la sua

consistenza e la sua peculiarità; se perde la fedeltà a se stessa in quanto prolungamento

del suo Signore, essa non solo perde se stessa, ma perde anche il mondo

che resta così senza sapore.

La luce. Il lòghion sulla luce (cf. Mt 5,14-15) invece è stata totalmente rielaborato

da Mt, ma nello stesso senso applicato al sale. In Mc la luce che viene tolta da

sotto il moggio3 è simbolo della parola di Gesù che progressivamente viene rivelata

e capita dai presenti (Mc 4,21-22). Mt riprende il senso di Mc, ma vi aggiunge

di suo una connotazione morale: per fare un parallelismo con il sale, ripete il

tema missionario (Mt 5,14), basandosi su una sentenza del Vangelo apocrifo di

Tommaso, segno di antichità: «C’è luce in un uomo di luce e risplende sul mondo

intero» (n. 24). La sentenza sulla luce è prolungata dall’immagine della città posta

sul monte4 che si conclude con una applicazione etica: la vita del credente deve

essere un segno visibile perché deve manifestare la presenza di Dio nel mondo,

aprendo così alla prospettiva della testimonianza5.

Cosa vuol dire oggi essere sale e luce? Il sale ha diverse proprietà: purifca le ferite,

preserva i cibi dalla corruzione, mantiene il calore e dà sapore. Anticamente,

veniva usato come merce di scambio (da cui il termine «salario» per indicare lo

stipendio) e veniva mangiato nella stipulazione di alleanze. Per essere gradite a

Dio, le vittime dovevano essere cosparse di sale, simbolo di fedeltà (cf. Lv 2,13)6.

2 Al tempo di Gesù il sale era utilizzato nei forni come catalizzatore del calore: dopo circa

un anno veniva buttato via perché ormai inservibile in quanto andavano perdute le capacità

di catalisi. Il sale è l’elemento più prezioso della terra, perché tutto ciò che essa produce

ha sale e sono i sali minerali che nutrono l’umanità; allo stesso modo anche il cristiano

deve produrre frutti di sale (cf. Mc 9,50).

3 Il moggio era un mobiletto, un mastello che poggiava su tre o quattro piedi, per cui

«sotto il moggio» è equivalente a «sotto il letto», come dice espressamente Mc 4,21 (cf.

Lc 8,16; Mt 11,33).

4 Un allusione a questa immagine si ha anche nel Vangelo apocrifo di Tommaso (n. 32):

«Gesù disse, “Una città costruita su un’alta collina e fortifcata non può essere presa, né

nascosta”».

5 Il detto sulla luce posta sul moggio è conosciuto dalla tradizione giudaica, tra la fne del

sec. I e l’inizio del sec II d. C., l'epoca di rav Gamaliele (cf. Talmud B. Shabbàt 116b), dove si

narra una parodia sarcastica di Mt 5,15-16 giocando sulle parole ebraiche: hòmer, «moggio

», e hàmor, «asino» (cf. E. E. URBACH, Les Sages d’Israël, 315-316).

6 Nel cortile delle donne nel tempio di Gerusalemme vi erano quattro stanze, in una delle

quale erano custoditi il vino, l’olio e il sale necessari ai riti sacrifcali. Le altre stanze servi -

vano a conservare la legna per il fuoco, a ricevere i lebbrosi per la dichiarazione di guari -

gione e, nell’ultima, si ricevevano i «nazirei», coloro che facevano voto di non tagliarsi barba

e capelli per un certo periodo.

Quando Gesù sulla croce offre se stesso in nome dell’umanità, dice: «Tutto è

compiuto» (cf. Gv 19,30), nel senso che la sua sofferenza e la sua morte sono

state il sale con cui ha salato l’alleanza nel suo sangue e ha lasciato il sapore nella

storia per sempre. Per questo, oggi possiamo ascoltare questa parola rivolta

direttamente a noi: Voi siete il sale… voi siete la luce. Il discepolo ha la stessa

missione del maestro, vivendo questa sua testimonianza nel servizio all'umanità

intera e nella condivisione profonda con ogni essere vivente di quello che ha

ricevuto, di quanto lo ha costituito come tale. Il cristiano non è il custode della

civiltà occidentale, presunta cristiana; egli è il sale e la luce, ossia elementi

fondamentali che sono compatibili con qualsiasi civiltà e qualsiasi cultura; il

cristiano è, in questo senso, il fglio dell’Uomo, le cui radici sono in cielo e i cui

rami ramifcano su tutta la terra.

Un'ultima notazione (che riprende anche il brano delle “beatitudini”): il vangelo

non dice: «Voi sarete», come auspicio futuro, ma «Voi siete», al presente indicativo,

con valore permanente: siete adesso, ora, qui e lo siete per vocazione, per natura

e per grazia perché il vostro «essere sale e luce» è uno stato permanente,

una condizione essenziale della fede che diventa fondamento della vita nuova. In

forza della chiamata e del battesimo, il credente riceve il ministero della testimonianza

che nella storia si fa profezia e condivisione, che diventa visione politica ed

economica, che costruisce un progetto di società nella decisione di stare sempre

dalla parte degli ultimi, dei piccoli, dei poveri, degli oppressi, che sono al centro

del cuore di Dio. In una parola, «voi siete il sale… siete la luce» signifca che noi

siamo responsabili della credibilità di Dio, il quale parla attraverso le nostre scelte,

i nostri gesti, le nostre politiche, i nostri volti, le nostre parole. Se, però, siamo

scipìti, per aver preso il gusto della mondanità vuota e infame del potere, a null’altro

serviamo che ad essere buttati fuori, tra gli avanzi superfui, come lo stesso

Matteo ci ricorda nell'ultimo grande discorso che Gesù fa nel suo vangelo (cf.

25,31-46).

- pro manuscripto -

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